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DON GIUSSANI/ Alberoni: è stato un mistico innamorato di Cristo

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Don Luigi Giussani (1922-2005) durante una gita in montagna (Immagine dal web)  Don Luigi Giussani (1922-2005) durante una gita in montagna (Immagine dal web)

Oltre che del fenomeno dei movimenti, io mi sono occupato a lungo anche del tema dell'innamoramento e dell'amore appassionato che dura. Bene, anche quel particolare movimento che è l'innamoramento spesso muore sotto il peso della routine, dei doveri quotidiani o delle regole che ci si impone. L'amore appassionato dura solo se rinasce, se i due amanti si reinnamorano, se si cercano e riscoprono a ogni incontro lo stupore, la freschezza e l'incantesimo del primo giorno. L'amore non è una cosa che dura per inerzia, ma solo se continuamente si riaccende. E grandi amori si possono riaccendere solo nella libertà, quando il tuo amato non è obbligato ad amarti, ma è libero anche di non amarti, per cui ogni volta il suo amore è dono, grazia. L'amore che dura è perciò un succedersi di incontri in cui l'amore rinasce. L'amore non dura restando se stesso identico come il sasso, la pietra, ma dura pulsando come il battito del cuore, fatto di sistole e diastole, quindi di continui incontri, di continue rinascite. Questo continuo rinascere dell'amore e della fede don Giussani voleva imprimerlo al movimento, invitandolo costantemente all'incontro con la Presenza, all'incontro con Cristo. 

Don Giussani non era un visionario, ma un lucido analista della vita. Quando è esploso il Sessantotto, che ha mandato in pezzi Gioventù Studentesca, che ha provocato l'apostasia di tanti giovani, non si è lamentato, non ha accusato nessuno, ma ha pensato come costruire. Egli sapeva di avere scoperto Cristo come qualcosa di reale e non come discorso. E, guardando il disordine urlante del Sessantotto, ha capito che quello che infiammava gli studenti del Movimento studentesco non era una ideologia, un libro letto, una concezione del mondo, tanto è vero che potevano cambiare ideologia, ma non qualcosa che era accaduto loro e fra di loro. Perciò, proprio nell'estate del Sessantotto indicherà, con la lucidità e la profondità di un profeta, qual era l'unica strada che si dovesse seguire: «Non può essere motivo per aderire al cristianesimo né la tradizione, né una teoria, né la concezione, né una teoresi; non la filosofia cristiana, non la teologia cristiana, non la concezione dell'universo che ha il cristianesimo. Almeno guardando i giovani, questo diventa evidente». Ma allora, che cosa è capace di convincere? «Quello che, adesso, mi pare, possa costituire – unicamente – motivo d'adesione, è l'incontro con un annuncio, è il cristianesimo come annuncio, non come teoria. Un annuncio, cioè un certo tipo di presenza, una certa presenza carica di messaggio» (p. 404). Cioè un fatto. 


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L'articolo è una sintesi della testimonianza dell'autore contenuta ne "Un'attrattiva che muove. La proposta inesauribile della vita di don Giussani", a cura di Alberto Savorana, Bur, 2015, ora in libreria. Con interventi di: Bertagna, De Bortoli, De Rita, Groppi, Magatti, Mauro, Mazzarella, Mieli, Modiano, Ouellet, Pisapia, Polito, Riotta, Sansonetti, Sapelli, Violante, Weiler. 



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