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DON GIUSSANI/ Alberoni: è stato un mistico innamorato di Cristo

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Don Luigi Giussani (1922-2005) durante una gita in montagna (Immagine dal web)  Don Luigi Giussani (1922-2005) durante una gita in montagna (Immagine dal web)

La lettura della Vita di don Giussani mi ha consentito di capire in che modo questo sacerdote sia riuscito a dare vita e tanta energia al movimento nato dalla sua iniziativa, Comunione e Liberazione. Il libro è stato illuminante perché ne avevo seguito le vicende abbastanza da lontano. 

Nel novembre del 1967 c'è stata un'agitazione all'Università Cattolica di Milano, durante la quale – a differenza delle manifestazioni sindacali di quegli anni – è stato messo in discussione tutto, tutto! I movimenti collettivi hanno questa caratteristica: rimettono in discussione le fondamenta, dubitano di ciò che è dato per certo e propongono un nuovo inizio, in quello che io chiamo lo «stato nascente». 

Davanti alla Cattolica gli studenti cantavano i canti religiosi, i gospel, in particolare We shall overcome, ma in poco tempo la cultura dominante in Italia, che era marxista, ha finito per «marxistizzare» il Movimento studentesco. Mario Capanna, espulso dall'ateneo di largo Gemelli, è andato all'Università Statale di Milano, nel marzo a Roma alla facoltà di architettura di Valle Giulia ci sarà una battaglia e in tutta Italia il Movimento studentesco riceve una potente impronta marxista; le icone erano Lenin, Mao Tse Tung, Che Guevara, Fidel Castro. Quando io sono andato a Trento, nel giugno del 1968, la conversione marxista era completa. Ricordo che gli studenti cantavano dei canti anarchici come «Nostra patria è il mondo inter, nostra legge è la libertà, ed un pensier, ed un pensier, solenne in cor ci sta». 

Tutti seguivano la corrente, tranne un gruppo di cattolici. L'unica forza alternativa che in quegli anni ho visto emergere, quando ero rettore dell'Università di Trento, è stata quella di un gruppo di giovani cattolici che gli altri chiamavano «quelli di Comunione e Liberazione», a motivo dei volantini che distribuivano con quelle parole stampate sopra. Non c'era verso di considerarli diversamente: erano tranquilli e sereni; pur essendo un piccolo gruppo, avevano un'enorme fede, un grande coraggio e una grande serenità anche nei dibattiti. Nei primi mesi del mio rettorato io avevo preteso che nelle assemblee tutti potessero parlare, e loro lo facevano senza gridare, senza acrimonia. 

Come studioso dei movimenti collettivi ero affascinato da questa nuova realtà che non aveva il carattere caotico dei movimenti di sinistra, che apparivano divisi in correnti e gruppuscoli con tanti leader; c'era Lotta Continua, i marxisti-leninisti, linea rossa e linea nera, c'erano gli anarchici, i situazionisti, solo per fare qualche nome. Quelli di CL erano diversi, allora ho cominciato a informarmi su di loro. Già il nome indicava una vicinanza col Movimento studentesco e una differenza. «Liberazione» era una parola chiave del Movimento studentesco, così come di ogni movimento. La parola «comunione» poteva indicare tanto comunità quanto qualcosa di completamente differente, cioè la comunione eucaristica, la comunione con Dio. Unite insieme, però, evocano una rinascita, la libertà, l'unità, la solidarietà, la liberazione.



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