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ISIS/ 2. Esiste una difesa contro la distruzione dell'arte?

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Amerai il prossimo tuo come te stesso. Quando Gesù di Nazareth fece questa affermazione che fu ripresa da tutti i Vangeli sinottici, forse nessuno degli uomini lì presenti poteva aver chiaro che quell'affermazione così dolce e perentoria, Ama il prossimo tuo, avrebbe cambiato una parte significativa del mondo. Dialogare con il prossimo, gestire la sua complessità, la sua diversità, la sua spesso ostile inospitale presenza, è forse il tratto più distintivo della civiltà occidentale, il tratto che più la caratterizza, la informa, la determina. In mezzo a guerre, conflitti, sopraffazioni e fosse comuni che la civiltà rinata dal fuoco del cristianesimo ha prodotto o subito, c'è sempre stato questo magnete in sottofondo, questa spinta a gestire la complessità del prossimo, che ha determinato leggi, codici, spazi, architetture. 

Di fronte dunque a coloro che oggi uccidono chi offende Maometto e abbattono tutto ciò che lo insulta, di fronte a questi diversificati gruppi estremisti islamici che in 18-20 paesi nel mondo, oltre ad assassinare, distruggono sistematicamente ogni testimonianza storico-artistica che insulta il Profeta, che cosa deve fare quella civiltà che ha, al fondo di se stessa, quel magnete dell'amore per il prossimo? Il prossimo non è colui che ti è vicino, che ti assomiglia, che ti corrisponde, che condivide il tuo pensare: il prossimo, verso cui Gesù diceva di farsi amore, è colui che viene da lontano e non ha le sembianze della vicinanza, della contiguità, al contrario ha le fattezze dell'estraneo, dell'ostile, del mostruoso. 

Cosa significa amare il prossimo, se il prossimo ti uccide?

Dunque che cosa fare se Boko Haram incendia le chiese cristiane delle città di Niamey, Zinder, Maradi, Gourè, tra Niger e Nigeria? Che cosa fare se nel Mali i fondamentalisti di Ansar Dine legati ad Al Qaeda, hanno cancellato o pesantemente colpito, tra le altre cose, 7 dei 16 mausolei dei santi musulmani a Timbuctu? Che cosa fare se, ormai quotidianamente sappiamo che l'Isis in Iraq, Siria e Libia, sistematicamente abbatte ogni testimonianza di qualunque civiltà presente? Ripetute distruzioni nelle città assire di Ninive, Khorsabad e Assur, nelle centinaia di siti mesopotamici. E che cosa fare se le distruzioni hanno imperversato anche in Siria? Sciacallati quasi 300 siti archeologici tra Aleppo e Palmira. E che cosa fare se questi abbattimenti proseguono e si accrescono in altri paesi, come l'Indonesia, il Pakistan, l'Afghanistan?

Al di là delle proposte pratiche a livello politico e militare (su tutte, occorre dotare i contingenti militari presenti nelle zone di conflitto di nuclei operativi chiaramente impegnati nella preservazione del patrimonio culturale), al di là di quel che si può fare a livello stringentemente operativo, occorre chiedersi: cosa possiamo fare come civiltà? 



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