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LETTURE/ Da Petronio a Villalta, i "furbetti" sono ancora tra noi

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Mosaico romano del I secolo a.C. (Immagine dal web)  Mosaico romano del I secolo a.C. (Immagine dal web)

Così, con un occhio al Satyricon e uno a Stevenson — poiché motore delle avventure diventa il tentativo, da parte di un gruppo di cinesi di recuperare a tutti i costi, è il caso di dirlo, una tavoletta d'oro massiccio su cui sono incise le indicazioni per recuperare un tesoro — l'autore costruisce una sorta di lunga caccia al tesoro al contrario, in cui il quartetto di protagonisti passa non dai meandri dell'Urbs Graeca, forse collocata in Campania, e poi fino a Crotone, ma dal Nord-Est per arrivare, previa tappa a Roma, alla Sardegna della mondanità e del lusso.

E in luogo di Eumolpo, poetastro senza fortuna, ma con un bel piglio da novelliere e modi che dal disinvolto scivolano facilmente nel truffaldino, Gian Mario Villalta mette al centro della seconda parte dell'intrigo Michele, intellettuale di successo, barone universitario dai modi disinvolti, con una sua peculiare nozione della verità e della menzogna: cfr. p. 195: "I fatti parlano da sé (…) Il punto debole della bugia è la parola. È quando dici le bugie che crei tutta una serie di possibili indizi, a cominciare dal tono della voce, a causa dei quali rischi poi di essere smascherata. È vero, no? Chi ha mai sentito dire che fai una bugia? Le bugie si dicono. E allora, se dici il meno possibile, anzi se non dici niente, non sono bugie". Troviamo l'equivalente di Quartilla e dei suoi riti, qui incarnata nella grottesca, ma anche tragicomica, figura della professoressa Grimaldi, ordinaria di filologia germanica di giorno, e la notte sacerdotessa a capo di una strana setta ispirata equanimemente agli antichi riti pagani e all'ultimo film di Stanley Kubrick; c'è il novello Trimalchione, un imprenditore ricchissimo, tale Gazzo, che, alla megafesta per il suo sessantesimo compleanno, offre agli invitati non l'esibizione degli Omeristi, ma un concerto di Tiziano Ferro; e c'è, in luogo della Crotone funestata dai cacciatori di eredità in cui è ambientata l'ultima sezione del Satyricon, una cittadina della Sardegna più mondana, abitata dalle bellissime e sfaccendate amanti di uomini ricchi e potenti, che le passano a trovare a intervalli regolari, lasciandole annoiate e oziose per lunghi giorni. 

Lì il quartetto dei protagonisti metterà in scena una commedia (l'equivalente del mimum componere di Satyricon 117), in cui Michele, alla maniera di Eumolpo, distribuisce i ruoli fra i suoi giovani assistenti-allievi: il professor Colot vestirà i panni non più di un magnate senza eredi, sbattuto sui lidi cittadini da un naufragio, ma di "un tenebroso ricco signore costretto a un breve annoiato soggiorno nell'attesa che si concluda un affare importante" (p. 197), e il protagonista-narratore, Giorgio e Lucia saranno, rispettivamente, le sue guardie del corpo e la sua affascinante assistente personale fasciata in un tailleur scuro. 



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COMMENTI
13/03/2015 - villalta (roberto castenetto)

Sì, e magari lo consigliamo agli studenti del ginnasio-liceo, così possono fare un confronto (letterario) con l'arbiter elegantiarum. Provocatoriamente ho proposto ai miei colleghi di sostituire i Promessi Sposi con Cinquanta sfumature di grigio, che del resto circola già tra i banchi, almeno a Pordenone, patria di grandi scrittori e di grandi eventi letterari: l'ultimo è stato una noiosa tre giorni con Sepulveda, il penultimo è stato la narrazione dei problemi di prostata ed erezione di Pennac, dalla sua viva voce. Ma per piacere: non credo di essere un bacchettone se dico che questa non è letteratura. E se c'è ancora una buona letteratura bisogna saperla scovare.