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LETTURE/ Da Petronio a Villalta, i "furbetti" sono ancora tra noi

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Mosaico romano del I secolo a.C. (Immagine dal web)  Mosaico romano del I secolo a.C. (Immagine dal web)

E se la trama imbastita pare banale (Lucia fa notare come, più che il sogno di un intellettuale, sembri piuttosto "la parodia di un romanzo serie-Harmony", p. 197), il suo mentore-capocomico la rassicura circa il fatto che "proprio perché è così banale, è irrealizzabile" (ibid.): in altre parole, la fantasia della gente viaggia su binari estremamente prevedibili e i suoi sogni sono tanto basici quanto vaghi. E se, nella realizzazione del piano, il protagonista si imbatte nell'equivalente del duo Criside-Circe (laddove l'ancella diventa una seducente segretaria in abito Chanel alla guida di una Bmw bianca che cerca di soddisfare i capricci della sua "padrona", p. 228), il finale è molto meno cruento di quanto non immagina Petronio. In luogo infatti di un preannunciato banchetto cannibalico, in cui i cacciatori di eredità sono pronti a divorare il cadavere del vecchio poeta Eumolpo, il suo omologo in Satyricon 2.0 risulta, nelle ultime righe, effettivamente spolpato, ma dal punto di vista finanziario, anzi, sotto di tremila euro rispetto ai cinquantamila che aveva incassato dalla gang cinese.

Godibilissimo a più livelli di lettura, e testimonianza della vitalità di Petronio, però, il romanzo di Gian Mario Villalta è anche forte di una scrittura agilissima e di un'inventiva verbale sbrigliata: memorabile — un piccolo capolavoro di umorismo e sottigliezza — la sua reinterpretazione del Carpe, carpe con cui Trimalchione chiamava a un tempo lo scalco e gli dava ordini (p. 174). Così Villalta strizza anche l'occhio ai lettori avvezzi a frequentare Petronio (ce ne sono ancora, per fortuna), dimostrando di aver colto la sottintesa citazione oraziana dell'autore latino. 

Insomma, un romanzo nato da un'idea ambiziosa, che l'autore sa condurre con mano sicura, dotta e divertita a un tempo: un romanzo, insomma, da leggere e rileggere.

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COMMENTI
13/03/2015 - villalta (roberto castenetto)

Sì, e magari lo consigliamo agli studenti del ginnasio-liceo, così possono fare un confronto (letterario) con l'arbiter elegantiarum. Provocatoriamente ho proposto ai miei colleghi di sostituire i Promessi Sposi con Cinquanta sfumature di grigio, che del resto circola già tra i banchi, almeno a Pordenone, patria di grandi scrittori e di grandi eventi letterari: l'ultimo è stato una noiosa tre giorni con Sepulveda, il penultimo è stato la narrazione dei problemi di prostata ed erezione di Pennac, dalla sua viva voce. Ma per piacere: non credo di essere un bacchettone se dico che questa non è letteratura. E se c'è ancora una buona letteratura bisogna saperla scovare.