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LETTURE/ Da Petronio a Villalta, i "furbetti" sono ancora tra noi

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Mosaico romano del I secolo a.C. (Immagine dal web)  Mosaico romano del I secolo a.C. (Immagine dal web)

"Smettila di fare il furbetto. E affronta i tuoi fantasmi. Tu saresti capace di riscrivere il Satyricon (…)". Così un compagno d'avventure si rivolge al protagonista di Satyricon 2.0 (Gian Mario Villalta, Mondadori 2014). Ma più che di riscrittura, si potrebbe parlare, per questo affascinante romanzo, di libera reinvenzione del più moderno fra i classici latini. 

Com'è noto, Petronio, al centro del suo romanzo, mette un terzetto di avventurieri, picari ante litteram che si muovono in una società degradata, corrotta e senza altri valori che non siano sesso, cibo e denaro, ma senza per questo essere, per contrasto, portatori di una virtù o di un'integrità particolari. Protagonista del Satyricon è Encolpio, narratore-mitomane, secondo la felice formula coniata da G.B. Conte (L'autore nascosto, Bologna 1997), un giovane intellettuale che, dopo tanti studi, non ha saputo trovare una collocazione adeguata, e pertanto frustrato — inquinatus litteris, dice Petronio — ovvero irrimediabilmente guastato dalla troppo approfondita frequentazione con la grande letteratura e dall'insegnamento impartito nelle scuole di retorica, nelle quali l'apprendimento avviene in forme talmente estranee alla realtà della vita che i giovani, una volta entrati in un tribunale vero, in una situazione viva e reale, si troveranno smarriti, come in alium orbem delati, "come precipitati in un altro mondo". 

E se Petronio ci presenta la crisi della cultura e della scuola (e siamo nel I sec. d.C.!), Villalta prende a protagonista del suo romanzo un giovane ricercatore in attesa di un posto fisso nel dipartimento universitario in cui si è laureato e in cui spadroneggia il suo maestro e mentore, Michele Colot. In luogo del terzetto amoroso prospettato da Petronio, che costituisce la parodia in chiave omosessuale dell'amore idealizzato e puro che era tipico del romanzo greco (ossia della letteratura sentimentale e avventurosa di largo consumo del mondo antico), Villalta presenta un terzetto costituito dal protagonista, dal suo compagno di studi e ricerche (?) Giorgio e da Lucia, giovane e affascinante laureanda che adempie a quella funzione di catalizzatore del desiderio rappresentata nel romanzo di Petronio dal giovane Gitone. 

Passando da un ambiente degradato all'altro, l'Encolpio petroniano interpreta la squallida realtà in cui si muove alla luce dei parametri sublimi dell'epica e della tragedia, i generi "alti" della letteratura latina; allo stesso modo, in Satyricon 2.0, Villalta coglie i segni del degrado (ma è proprio vero?) culturale e sociale dei nostri tempi, con una libera reinvenzione e, pur tenendo lo sguardo ben rivolto verso il capolavoro latino, concepisce una storia, per così dire, ad alto tasso di autonomia creativa, godibilissima anche per chi non conoscesse, per sua sfortuna, Petronio.



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COMMENTI
13/03/2015 - villalta (roberto castenetto)

Sì, e magari lo consigliamo agli studenti del ginnasio-liceo, così possono fare un confronto (letterario) con l'arbiter elegantiarum. Provocatoriamente ho proposto ai miei colleghi di sostituire i Promessi Sposi con Cinquanta sfumature di grigio, che del resto circola già tra i banchi, almeno a Pordenone, patria di grandi scrittori e di grandi eventi letterari: l'ultimo è stato una noiosa tre giorni con Sepulveda, il penultimo è stato la narrazione dei problemi di prostata ed erezione di Pennac, dalla sua viva voce. Ma per piacere: non credo di essere un bacchettone se dico che questa non è letteratura. E se c'è ancora una buona letteratura bisogna saperla scovare.