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MESE LETTERARIO/ Da Corti a Guareschi, in ascolto dei "grandi" per uscire dalla crisi

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Eugenio Montale (1896-1981) (Immagine d'archivio)  Eugenio Montale (1896-1981) (Immagine d'archivio)

"Cos'è un genio? Un uomo in grado di cogliere dai piccoli spiragli grandi spunti di lettura sul mondo". Ad affermarlo è stato Graziano Tarantini, presidente della Fondazione San Benedetto, annunciando l'avvio — giovedì 9 aprile alle 20.30, all'auditorium Balestrieri di Brescia — della sesta edizione del Mese letterario. In cinque anni sono stati oltre 3mila i partecipanti, 700 solo nel 2014. Una formula — quella approntata dalla Fondazione — senza dubbio vincente nell'avvicinare le persone, dai più giovani ai meno giovani, alla letteratura. Il segreto di questo successo risiede "nell'attesa di qualcosa di bello", di nuovo, che spesso si palesa attraverso "una proposta per sfatare alcuni luoghi comuni: il mainstream non è la verità della verità" ha commentato Tarantini.

Da qui la scelta oculata degli autori da presentare, come Eugenio Corti (in calendario giovedì 16 aprile con Paola Scaglione) — l'autore de Il cavallo rosso — scomparso un anno fa nella sua Brianza, "senza la giusta considerazione che avrebbe dovuto avere". Non meno problemi con la "cultura dominante", come anche con la politica, li ha avuti Giovannino Guareschi, che attraverso la presentazione di Giorgio Vittadini ed Egidio Bandini aprirà la rassegna.

Così, dalle atmosfere agresti della Bassa emiliana, che hanno caratterizzato il Mondo piccolo di don Camillo e Peppone, passando per Corti, si approderà alla poesia di Eugenio Montale (giovedì 23 aprile con Roberto Filippetti). La conclusione del ciclo di incontri è affidata a una vecchia, quanto consolidata, conoscenza del Mese letterario, si tratta di Edoardo Rialti che si cimenterà in una delle sue caratteristiche trattazioni portando in scena il "politicamente scorretto" Oscar Wilde (giovedì 30 aprile sempre alle 20.30). Tutti relatori che, in un modo o nell'altro, sono stati toccati dalle pagine degli scrittori che andranno a presentare. Questi autori, citando Tarantini, aiuteranno gli ospiti delle serate a "guardare il mondo in maniera totalizzante". Da qui il preminente compito educativo della Fondazione San Benedetto che, in occasione del decennale dalla costituzione, rilancia ancora una volta la sua sfida all'establishment culturale, talvolta stantio e poco accattivante per i ragazzi. Ridare a questi ultimi la possibilità di scoprire la bellezza, anche tattile, dell'aprire un volume, del leggere, è l'obiettivo di quella "fucina di idee" che è la Fondazione San Benedetto.

Per comprendere appieno la complessa fase preparatoria che sta alla base del Mese letterario, basti pensare al processo di elaborazione del titolo scelto quest'anno per la rassegna, "E' ancora più forte la speranza che la paura", che di per sé meriterebbe tutto un capitolo a parte. A esporre la genesi del titolo è stato il responsabile della proposta culturale targata Fondazione San Benedetto, Giannantonio Sampognaro: "Verso la fine di un racconto dello scrittore Stephen King, il protagonista afferma: 'Ricordati che la speranza è una cosa buona, forse la migliore tra le cose buone'. E nell'introduzione al racconto, identifica la speranza come 'l'eterna primavera'".



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