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LETTURE/ Il falso "gemellaggio" tra cristianesimo e occidente

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Tuttavia, i conti non tornano del tutto. La tesi della simbiosi genetica, amplificata nella identificazione sostanziale tra l'Occidente e il cristianesimo, appiattisce una dialettica molto più aperta e complessa. L'Occidente, come lo intendiamo ora, è piuttosto un ibrido: sorto molto più tardi rispetto all'affermazione storica della religione cristiana, ha incorporato varie altre tradizioni preesistenti, inglobando gli apporti derivati dai contatti con ciò che stava fuori dai suoi confini o comunque arrivava a introdurre nuove sequenze nel Dna di un organismo composito. I codici di programmazione li ha prelevati da Roma, Atene e Gerusalemme. Materiali e modelli di base riciclavano eredità ancora più antiche che le civiltà del mondo classico avevano riassorbito nei loro quadri. Poi sono venuti la diaspora ebraica, le ondate a ripetizione dell'ingente afflusso barbaro-germanico, l'instabile confronto con la pressione del mondo arabo e musulmano, che ha bloccato la cristianità nell'universo liquido del Mediterraneo, infine le svolte di una progressiva apertura al mondo moderno che la fede in Cristo non ha mai ingenuamente avallato in ogni sua piega, di cui ha denunciato i rischi di deviazione e le contraddizioni interne, che nei momenti di più dura polemica ha anche combattuto con virile asprezza, subendone ritorsioni e amputazioni dolorose. Le soppressioni sette-ottocentesche, il regime autoritario del lavoro di fabbrica, l'idolo del profitto, l'imperialismo coloniale, Hiroshima e l'olocausto dei lager non sono esattamente celebrazioni esaltanti dell'alleanza tra religione e sviluppo integrale dell'esperienza umana.

Ancora più decisamente si deve contestare l'idea che il cristianesimo sia una sorta di fratello gemello dell'Occidente. È un dato incontrovertibile che la Buona Novella è venuta, invece, da ben altri lidi. La sua voce si è destata nel contesto ellenistico-semitico del Mediterraneo orientale. Quindi si è calata nel linguaggio dell'alta cultura dominante della galassia imperiale romana così come negli usi sociali e rituali delle varie entità che la costituivano, partendo da quella di radice giudaica. Solo successivamente si è "occidentalizzata". Il cristianesimo antico non è penetrato solo nelle terre che in seguito avrebbero dato origine al mosaico europeo, ma si è disseminato su molte linee dell'intero spazio afro-asiatico. È diventato copto, etiope, siriaco-armeno, georgiano, mesopotamico, indo-persiano. La sua metamorfosi latina, gravitante intorno al vescovo di Roma, non impedì che nel settore rimasto intatto dell'Impero fiorisse, secondo stili sempre più differenziati, un altro cristianesimo "ortodosso" che non possiamo certo giudicare "inferiore", diffusosi per vie autonome in tutta l'area balcanico-slava, trapiantato più tardi nella terza Roma della Russia via via cristianizzata: di nuovo, non siamo esattamente al cuore dell'Occidente.

Ancora in piena età moderna, quando l'Occidente latino accelerò la sua marcia verso il trionfo politico-economico-intellettuale, la fede cristiana si trovò lanciata in un irraggiamento missionario che la travasò in ambienti e culture fino ad allora rimasti pressoché completamente estranei. 



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