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LETTURE/ Aborto, pedofilia ed eugenetica, così si avvera la profezia di De Lubac

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Infatti, i diritti umani così come sono emersi nella storia non solo giuridica dei secoli scorsi, hanno l'esplicita funzione di limitare la sfera di intervento del Sovrano, della maggioranza assolutista o tirannica dei parlamenti, per dirla con le parole di Alexis de Tocqueville. Qui si capisce bene perché le nostre ragioni sono valide per tutti, per tutti coloro che vogliono una società democratica.

L'altro pericolo di rilievo odierno è certamente il mercato dei diritti umani, un mercato globalizzato, di fatto gestito da poche Corti e organismi internazionali e lobby che ne influenzano le decisioni a seconda di interessi di parte. L'esito di tutto ciò, molto chiaro ai cittadini inglesi, è l'eccessivo potere delle Corti europee, la loro mancanza di rispetto di ogni margine di apprezzamento nazionale, cioè della sussidiarietà, come delle continue stravaganti risoluzioni e raccomandazioni approvate da maggioranze temporanee ed eterogenee al Parlamento europeo, attraverso le quali si vuole imporre tutto e il suo contrario, violentando le competenze e le prerogative degli Stati membri. 

In UK e in taluni Paesi europei affrontiamo sempre più il tema dell'introduzione della eugenetica, oggi chiamata con nomi diversi e più suadenti.

L'eutanasia introdotta in Olanda e Belgio, tra i primi, verso i malati terminali e successivamente nello scorso inverno in Belgio per i bambini, anche senza il consenso dei genitori dal 16° anno; la lenta marcia delle legalizzazione della pedofilia, l'abbassamento della soglia del consenso per i rapporti sessuali, il "testamento biologico" (living will), la scomparsa dai paesi Ue dei bambini down, gli aborti per difetti alla spina dorsale e alle labbra: tutta questa catena di casi, via via apparsi alla ribalta delle pagine dei mass media internazionali degli ultimi anni, sono la dimostrazione palese del grande ritorno dello spirito e della pratica eugenetica nei nostri Paesi occidentali, Ue e Usa inclusi.

G.K. Chesterton, a me particolarmente caro, ha scritto una bellissima raccolta di saggi e articoli polemici contro questa putrida ideologia. Eugenics and other evils, pubblicato nel 1922, può darci molti spunti di riflessione sull'attualità della sfida in atto. Il dibattito in UK iniziò nel 1865 con un articolo di Sir Francis Galton pubblicato sul McMillian's Magazine, sul tema del "talento e dei caratteri ereditari" e continuò per molti decenni successivi con C.W. Saleeby (Il progresso dell'eugenetica, 1914) sino a Mr. Pearson che affermava che "fin dalla nascita si devono setacciare i caratteri della nuova umanità". La Cambridge University Eugenics Society si spingeva nel 1912 ad elaborare una puntuale regolazione per la "selezione della specie". 

Ovviamente "aborti selettivi" e "obblighi di sterilizzazioni", così attuali oggi nelle politiche di tante Ngo's e "accordi bilaterali" di diversi governi, erano inclusi. Così gli inadatti devono essere eliminati o stigmatizzati, non solo i "disabili" o i bambini down, ma anche, progressivamente, gli alcolisti o i semplici bevitori di birra, i fumatori di sigaro, gli appassionati di carne bovina (oggi è di moda il veganesimo) e così via.

Queste semplici osservazioni ci spronano a rilanciare le nostre proposte sulle "cure palliative", come unica via per rispettare la dignità umana dei pazienti e la cura della famiglia e il bene della comunità. 



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