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LETTURE/ 1491, la scoperta del cervello

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Studio di Leonardo da Vinci (1452-1519) (Immagine dal web)  Studio di Leonardo da Vinci (1452-1519) (Immagine dal web)

Il fatto è che la questione della misurazione del risultato spesso parte da un presupposto sbagliato: che l'offerta si sviluppi sulla base di un'esigenza. Ma questo non è quasi mai vero. I governanti del XV secolo non avevano necessariamente esigenza di trovare nuove rotte per le Indie: furono persone coraggiose, ambiziose ed entusiaste come Colombo a far capire che quella esigenza c'era e che i risultati avrebbero fornito vantaggi indiscutibili. In altre parole la richiesta non va attesa, va indotta. Non si dica che non siamo capaci di farlo. Sarebbe ora di rendersi conto che si spende di più ogni domenica per scommettere se una palla entra in rete che in tutto l'anno per gestire un progetto di ricerca in oncologia. Anzi, se estendiamo l'osservazione al gioco in generale nel nostro Paese, perfino i progetto degli Usa e dell'Ue diventano briciole: nel 2008 — prima della grande crisi — il mercato dei giochi ha sfiorato i 47,5 miliardi di euro (dati Eurispes). Perché il Paese non chiede investimenti scientifici ma spende per le scommesse? Perché noi non siamo stati capaci di far capire l'importanza della ricerca scientifica nel concreto delle nostre vite. 

È evidente che di fronte ad una scelta ben posta sceglieremmo per il nostro bene: tra il vaccino per un tipo di cancro e un gol della Juventus sapremmo su cosa puntare. Il fatto è che noi scienziati, noi uomini di cultura non siamo affatto stati capaci di costruire questa richiesta. E si tratta di una sfida che non può e non deve incominciare con gli adulti: questa è una sfida preliminare che incomincia già con la scuola, ora finalmente al centro dell'attenzione del nostro Governo perché l'oro nel nostro Paese è grigio come la materia che lo sa riconoscere. Abbiamo inventato la pila, la plastica, la radio, scoperto come mettere in evidenza i neuroni: se queste risorse fossero il futuro, non avremmo più problemi economici. 

Ma torniamo dal generale al particolare e chiediamoci ancora cosa cerchiamo e con quali risorse partiamo equipaggiati nella nostra impresa alla scoperta del cervello. Noi infatti cerchiamo di comprendere il funzionamento e la natura non di un cervello qualsiasi ma del cervello umano e il cervello umano si distingue da quello di tutti gli altri animali, come disse bene una volta per tutte Cartesio nel Discorso sul metodo, per il fatto di permettere di "poter disporre insieme delle parole e con esse esprimere un pensiero", di avere cioè a disposizione una sintassi che fa "un uso infinito di mezzi finiti", nelle parole celebri di von Humboldt. Per questo motivo non viene in soccorso nostro — per fortuna o per sfortuna — la scorciatoia dei modelli animali. Questo è il vero big-bang che caratterizza tutti e solo gli individui della nostra specie, nessuno escluso, e per capirne l'origine e la natura tutte le discipline sono chiamate in causa perché per fortuna il linguaggio non è di nessuno, tantomeno dei linguisti anche se dobbiamo riconoscere che, tutte le tecniche di ricerca contemporanee — incluse le neuroimmagini che ci danno una prospettiva impensabile sul cervello umano — giacerebbero mute se non si potessero formulare domande nate dall'accumulo di quello che si è scoperto osservando e comparando anche attraverso il mutamento nel tempo le regolarità delle lingue umane, soprattutto nel secolo scorso. E il linguaggio si qualifica come "stella polare" in questa nostra navigazione, il fatto semplice che innesca la curiosità. 



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