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LETTURE/ Carlo Rovelli e le sue "lezioni di fisica": senza amore non c'è scienza

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Sette brevi lezioni di fisica si legge tutto d'un fiato, come fosse un giallo d'autore. Eppure è fisica. E' diventato un best seller forse anche grazie alle interviste che Carlo Rovelli ha rilasciato alla radio, luogo migliore della televisione per l'informazione culturale. Se si ha la fortuna di ascoltare una sua intervista, si rimane affascinati dalla semplicità delle sue parole, da cui traspare la passione per il suo lavoro di scienziato, e anche l'umiltà di una persona che, pur essendo responsabile dell'Équipe de gravité quantique del Centre de physique théorique dell'università di Aix-Marseille, tra i padri della teoria sulla gravità quantistica a loop, oltre che membro dell'Institut universitaire de France e dell'Académie internationale de philosopie de sciences, niente ha della pomposità di certi baroni nostrani, tromboni autoriferiti che invece di favorire i giovani li soffocano, temendone le capacità, e li tramutano in docili vassalli.

In un'intervista a Repubblica Carlo Rovelli è sembrato sorpreso del successo avuto con i suoi libri divulgativi. In realtà dovrebbe essere un insegnamento per l'editoria, quella affannata a inseguire il conto economico con sofferenza del prodotto di qualità. Questo successo mostra che i lettori italiani sono curiosi e interessati alle novità (anche riguardanti la scienza) e non hanno bisogno di mettersi un libro di Fabio Volo sul comodino, che più che svagarli o informarli facilita l'addormentamento alla sera.

Sette brevi lezioni di fisica mostra con estrema chiarezza come la scienza sia soprattutto visione e si nutra della creatività della mente umana, oltre che del rigore dei numeri, che servono poi a dimostrare le intuizioni. Carlo Rovelli guida delicatamente il lettore dalla grande illuminazione di Einstein alla meccanica quantistica, dalla grandezza dell'architettura del cosmo alle particelle, che in piccolo riproducono i grandi avvenimenti dell'universo, allo spazio al tempo e ai buchi neri in un percorso senza scosse o formule da scienziato pazzo ma con l'aiuto di parole semplici, disegni e anche del suo sguardo poetico.

"Per adesso, questo è quello che sappiamo della materia. Una manciata di tipi di particelle elementari, che vibrano e fluttuano in continuazione fra l'esistere e il non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra che non ci sia nulla, si combinano assieme all'infinito come le venti lettere di un alfabeto cosmico per raccontare l'immensa storia delle galassie, delle stelle innumerevoli, dei raggi cosmici, della luce del sole, delle montagne, dei boschi, dei campi di grano, dei sorrisi dei ragazzi alle feste, e del cielo nero e stellato della notte".

Una lezione molto importante che si trae da questo libro riguarda anche l'impossibilità, in fisica, di avere pregiudizi per dimostrare la realtà in cui viviamo: la visione di un evento non può essere "parrocchiale", limitata e parziale perché in questo modo si perderebbero dei pezzi importanti per la sua decifrazione. Il compito dello scienziato è quello di avere uno sguardo "vergine" e aperto sugli eventi, per poter elaborare la propria teoria, ma essere anche pronto a rivedere, indagare e correggere, perché solo attraverso questo processo avviene il progresso. Questo dovrebbe valere come approccio nella vita di ognuno di noi, senza bisogno di essere scienziati ma persone di buon senso.



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