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LETTURE/ Un marziano a Roma, l'Isis a Tunisi

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Ennio Flaiano (1910-1972) (Immagine dal web)  Ennio Flaiano (1910-1972) (Immagine dal web)

Il cronista segue indizi alla ricerca di una verità dei fatti, che non necessariamente coincida con la verità giudiziaria. "Seppi da un barbone — racconterà poi Asciolla — che c'era un uomo che si spostava da un punto all'altro come un folletto in cerca di lavoro, faceva spesso il garzone di animali, li conduceva al pascolo e, se capitava, partecipava con capacità alla semina del grano o di altri cereali". La curiosità e la perseveranza di Asciolla furono premiate. Alla fine egli trovò una maestrina che aveva avuto Paolo Gallo alunno in una scuola serale e che gli consegnò un tema da lui scritto. Era la prova regina per dimostrare che il "morto" era vivo. Grazie ai dati forniti da Asciolla, il 7 ottobre 1961 i carabinieri rintracciarono Paolo Gallo in un casolare di Ispica e il 12 ottobre di quello stesso anno l'ergastolano Salvatore Gallo fu liberato per non aver commesso il fatto.

Nel racconto di Ennio Flaiano la notizia del marziano a Roma nasce, cresce e si consuma nel giro di 25 giorni.

Nel caso del morto-vivo di Avola, la notizia si svolge, fra alterne vicende, in un arco temporale di 7 anni. E ciò accade, lo ripetiamo, perché un cronista non si ferma alle apparenze o alle verità pre-fabbricate: egli osserva la realtà, va oltre la superficie delle notizie, si avventura alla ricerca della verità dei fatti e li racconta da par suo.

Nell'era di Internet può sembrare anacronistico parlare di una discesa nel fondo della realtà, che richiede tempo, passione, attenzione ai dati del reale. Oggi non riusciamo a sopportare buchi di notizie di minuti. Abbiamo la frenesia di sapere subito, di avere una verità, qualunque essa sia, sempre a portata di mano.

La strage di Tunisi al museo del Bardo nel giorno di san Giuseppe rappresenta un altro esempio di quanto stiamo sostenendo: non solo per la frammentarietà e la lentezza con cui ci sono arrivate le informazioni, ma anche perché essa rimette in discussione il nostro modo di guardare alle Primavere arabe e ci costringe a voltarci indietro e a riscrivere una storia che avevamo frettolosamente archiviato.

Tra il mese di dicembre del 2010 e i primi mesi del 2011 si sono verificati in alcuni paesi arabo-musulmani rivolte popolari di stampo nuovo, che hanno cacciato senza usare violenza i dittatori per alcuni aspetti illuminati: Ben Alì in Tunisia, Mubarak in Egitto. Il fuoco della rivoluzione s'è poi sparso in altri Paesi come la Libia e la Siria, anche se qui le forme della lotta sono state ben diverse e gli esiti decisamente catastrofici. La novità della protesta popolare in Tunisia ed Egitto, fatta in nome della dignità e caratterizzata dall'uso dei new media, fece etichettare quel momento come la "Rivoluzione dei gelsomini" o la "Rivoluzione gentile". Sembrava, come notò lo scrittore maghrebino Tahar Ben Jelloun, che dopo i fatti di Tunisia e di Egitto "più niente sarebbe stato come prima nel mondo arabo".



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