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LETTURE/ Un marziano a Roma, l'Isis a Tunisi

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Ennio Flaiano (1910-1972) (Immagine dal web)  Ennio Flaiano (1910-1972) (Immagine dal web)

Le abbiamo raccontate quelle rivoluzioni con dovizia di particolari, ma presto ci siamo stancati di seguirne gli sviluppi. Abbiamo abbassato i riflettori quando la rivoluzione in Siria si trasformava in guerra civile, o quando in Egitto dopo l'estromissione di Mubarak prendevano il potere prima i Fratelli musulmani (dando vita a una dittatura islamica) e poi l'esercito (realizzando una dittatura militare).

Di quelle rivoluzioni è rimasta in vita solo l'esperienza tunisina, che ha saputo creare una costituzione che accorda la libertà di coscienza e l'uguaglianza di diritto fra l'uomo e la donna. Ma la strage del museo del Bardo ci dimostra come la laicità tunisina sia più fragile di quanto potessimo pensare.

Così, a cinque anni dall'inizio delle Primavere, come ci suggerisce Domenico Quirico, dobbiamo prendere atto che "le zone che crediamo sicure, l'islam moderato su cui siamo pronti a giurare, la Tunisia l'Egitto l'Algeria il Marocco la Giordania hanno piedi d'argilla; la Bestia [del jihadismo] li rode con la voracità di termite e di colpo crollano, davanti ai nostri occhi stupefatti".

Se scaviamo nel cuore delle notizie, l'apparenza perde consistenza e lascia spazio alla realtà. L'illusione della rivoluzione gentile che in poche settimane sembrava dover cambiare il corso della storia s'è trasformata nella paura dei tagliatori di teste dello stato islamico. Eppure la loro ferocia deve fare i conti anche col martirio dei 21 cristiani copti, sgozzati mentre pregavano anche per i loro boia. Occorre scavare nella profondità dell'animo umano per attingere la verità del reale. A questo livello poco ci aiuta la fretta dell'informazione internettiana. Ci serve un lavoro che sappia avere pazienza.



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