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LETTURE/ Un marziano a Roma, l'Isis a Tunisi

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Ennio Flaiano (1910-1972) (Immagine dal web)  Ennio Flaiano (1910-1972) (Immagine dal web)

Il tempo della storia, il flusso delle notizie. La lunga durata degli eventi sociali ed economici, l'immediatezza della comunicazione nell'era di Internet. A volte sembra che l'informazione abbia una marcia in più rispetto alla realtà, tanto essa corre per poi consumarsi in fretta. La storia, invece, procede a piccoli passi, rivelando, col passare degli anni, novità sorprendenti. Eppure la notizia non è solo apparenza, racconto della superficie dei fatti. Essa ha una profondità che, se indagata, costringe a rimodulare i tempi della stessa informazione.

Nel 1954 Ennio Flaiano scrisse un racconto che possiamo assumere come l'emblema di un sistema dell'informazione che "droga" e consuma gli avvenimenti in un breve periodo. Flaiano immagina che il 12 ottobre del 1954 un marziano sia sbarcato con la sua aeronave nel prato del galoppatoio di Villa Borghese a Roma. L'evento è accaduto improvviso e imprevisto: "tutta la popolazione della periferia — scrive Flaiano — s'è riversata al centro della città […] la gioia, la curiosità è mista in tutti ad una speranza […] che tutto cambierà".

Secondo un copione valido ancora oggi, l'evento conquista subito titoloni di prima pagina. Il giorno successivo il marziano viene ricevuto dal presidente della Repubblica e tutti lo vogliono conoscere e si vogliono fare la foto con lui. Col passare dei giorni, tuttavia, la situazione si normalizza, e il marziano non fa più notizia. E, alla fine, diventa una macchietta, un personaggio che i giovinastri si divertono a prendere in giro, tanto che egli vorrebbe ritornarsene da dove è venuto, se solo gli albergatori acconsentissero a dichiarare concluso il pignoramento dell'aeronave.

Nello stesso anno 1954, sempre a ottobre, accade un altro episodio — stavolta reale — che occuperà le prime pagine dei quotidiani locali per poi allargarsi alla stampa nazionale. Il 6 ottobre 1954, dunque, alla stazione dei carabinieri di Avola si presenta la signora Cristina Giannone per denunciare la scomparsa del marito, Paolo Gallo, di anni 47. Paolo Gallo era da tempo in lite col fratello Salvatore, di due anni più giovane di lui, per la proprietà e la coltivazione di un podere di famiglia. Lo scomparso non si trova e i carabinieri ipotizzano che egli sia stato ucciso dal fratello, che ne avrebbe occultato il cadavere. La prova del delitto è nel sangue che i carabinieri rinvengono nel podere conteso, e che lascia presumere una lite finita male. La notizia trova il suo compimento formale il 21 dicembre del 1956, quando la Corte d'Assise di Catania condanna Salvatore Gallo all'ergastolo.

Quando tutto sembra concluso e l'attenzione mediatica è scemata, un cronista del quotidiano La Sicilia — Enzo Asciolla — si mette sulle tracce di Paolo Gallo, non essendo convinto della sua morte. Durante il processo, infatti, due testimoni hanno dichiarato di aver visto "don Paolo" vagare nei campi, ma i giudici non li hanno presi sul serio. 



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