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LETTURE/ Antonia Pozzi e il bisogno di una vita "nutrita dal di dentro"

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Il loro legame resta sempre molto saldo anche quando il professore viene trasferito a Roma; ma quando Cervi si presenta al padre della ragazza per chiedere di sposarla, la risposta è negativa e durissima. Nel '33 i due giovani decidono di interrompere il loro rapporto; un gruppo di poesie scritte in quei mesi grida tutto il dolore della rottura. Tra esse La vita sognata: 

Chi mi parla non sa 
che io ho vissuto un'altra vita – 
come chi dica 
una fiaba 
o una parabola santa.

Perché tu eri 
la purità mia, 
tu cui un'onda bianca 
di tristezza cadeva sul volto 
se ti chiamavo con labbra impure, 
tu cui lacrime dolci 
correvano nel profondo degli occhi 
se guardavamo in alto – 
e così ti parevo più bella. 

O velo 
tu – della mia giovinezza, 
mia veste chiara, 
verità svanita – 
o nodo 
lucente – di tutta una vita 
che fu sognata – forse – 

oh, per averti sognata, 
mia vita cara, 
benedico i giorni che restano – 
il ramo morto di tutti i giorni che restano, 
che servono
per piangere te.

(25 settembre 1933)

Nel frattempo è iscritta all'Università statale di Milano, corso di filologia, dove insegna estetica il prof. Antonio Banfi; stringe amicizia con Vittorio Sereni, Enzo Paci, Remo Cantoni. È amica di Alberto Mondadori, Giancarlo Vigorelli, dei fratelli Paolo e Piero Treves. Il gruppo intorno a Banfi discute intorno al rapporto arte-vita, così denso in Tonio Kröger  e in altre opere di scrittori dell'epoca. Non solo poesia, anche "gli altri" sono vita per Antonia: si dedica agli sfrattati nella periferia sud di Milano. A quei luoghi, che saranno poi lo scenario della sua tragica fine, è dedicata una struggente poesia, Via dei Cinquecento:

Pesano fra noi due 
troppe parole non dette 
e la fame non appagata, 
gli urli dei bimbi non placati, 
il petto delle mamme tisiche
e l'odore – 
odor di cenci, d'escrementi, di morti –
serpeggiante per tetri corridoi

sono una siepe che geme nel vento
fra me e te. 

Ma fuori, 
due grandi lumi fermi sotto stelle nebbiose 
dicono larghi sbocchi 
ed acqua 
che va alla campagna; 

e ogni lama di luce, ogni chiesa 
nera sul cielo, ogni passo 
di povere scarpe sfasciate 

porta per strade d'aria
religiosamente 
me a te. 

(27 febbraio 1938)
 



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