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LETTURE/ Antonia Pozzi e il bisogno di una vita "nutrita dal di dentro"

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Negli ultimi anni della sua esistenza la Pozzi incontra il mondo della scuola e quello della società operaia. Insegna allo Schiaparelli di Milano e diventa amica di Dino Formaggio, uno studente lavoratore che vive in piazza Corvetto e si sta laureando con Banfi. Con lui e la macchina fotografica a tracolla si reca spesso nelle case dei poveri di quel quartiere, fino alla spianata del porto di mare. A Dino Formaggio lascerà la raccolta delle sue foto, molte con dediche: "Caro caro Dino, che tu almeno possa foggiare la tua vita come io sognavo che divenisse la mia: tutta nutrita dal di dentro e senza schiavitù". Una mattina di dicembre del 1938 lascia la scuola prima della fine delle lezioni, parte in bicicletta verso la periferia; la trovano la mattina seguente tra i prati davanti all'abbazia di Chiaravalle; muore il giorno dopo, a ventisei anni. 

Antonia aveva progettato di scrivere un romanzo,  ne stende solo qualche pagina; la protagonista è la sua immagine:"Un bimbo di carne non le sarebbe nato, gli occhi splendidi di un uomo non l'avrebbero mai illuminata d'amore: ma nello sforzo di comporre parole, una maternità più vasta l'avrebbe ricompensata". 



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