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PROMESSI SPOSI/ Se Renzi "scarica" Manzoni per Umberto Eco

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il romanzo manzoniano, in realtà, dice chi siamo come italiani e come uomini della modernità, e lo dice nel bene e nel male, con uno stile splendido, addirittura inventando una lingua, o almeno potentemente aggiornandola. Ci sarà un motivo per cui nell'Italia dell'Ottocento, abitata da una massa di analfabeti che quotidianamente parlavano mille dialetti diversi dal toscano in cui è scritto, il romanzo fu immediatamente un best-seller, e ancora non abbiamo smesso di leggerlo. Se devo capire la mia identità, io vado a leggere proprio quello.

Ma qui occorre guardare a ciò che è forse la sola cosa utile della sparata renziana: la citazione, la fonte. Perché se gli insegnanti hanno perduto la capacità di far leggere la letteratura, non è colpa loro, ma di chi doveva prepararli. E l'unico percorso sistematico di formazione di un insegnante è, a tutt'oggi, l'università dove si è laureato. Un insegnante italiano sta tutto nell'inizio: così come il suo picco di carriera è l'entrata in ruolo, poi più niente, allo stesso modo gli esami universitari sono l'unico momento in cui può studiare e prepararsi secondo un piano di studio; il resto della sua formazione avviene solo qua è là, in modo volontario e saltuario. E chi ha incontrato l'insegnante all'università? Umberto Eco. Ecco dunque il nocciolo della questione: le nostre università sono zeppe di umbertoechi che rifiutano il cuore dei Promessi sposi, il volto umano che ne scaturisce e ci educa, e talvolta anzi lo combattono, preferendo un nichilismo irresponsabile come ipotesi di ciò che siamo, che non permette più di capire come proporre le opere più belle della nostra storia e consente al Renzi di turno di sparare giudizi irrealistici e casuali.



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COMMENTI
25/03/2015 - Bravo Renzi (Claudio Baleani)

Hanno ragione Renzi e Eco. E io ne sono un esempio. Ho letto per la prima volta I promessi sposi a 40 anni e ho trovato quel libro stupendo, specialmente la prima parte. Quando andavo a scuola tutto leggevo tranne quello che era obbligatorio. Forse perché avevo una professoressa del PCI che di tutti I promessi sposi l'unica cosa che le interessava era la rivolta della farina, peraltro senza capire nulla di quello che dice Manzoni? Forse perché il qualunquismo fessacchiotto alla Eco, che ha scritto quel libraccio de Il nome della Rosa, fa continuamente vittime?