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LETTURE/ "Dio preserva ogni cosa": Olga Sedakova legge Anna Achmatova

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Anna Achmatova (1889-1966) (Immagine dal web)  Anna Achmatova (1889-1966) (Immagine dal web)

Nel periodo che seguì la Rivoluzione il tema della preservazione risuonò con maggior forza: Deus conservat omnia, «Dio preserva ogni cosa», era la massima preferita dalla poetessa, il suo leit motiv, il tema (se non addirittura il compito) e della sua poesia e della sua vita.

E noi ti conserveremo, lingua russa. 

Quando scrisse questi versi, durante la Seconda guerra mondiale, l'Achmatova dovette preservare tante cose, anche la lingua, e non solo dagli stranieri. Quando dice:

Io non sto con coloro che lasciarono dissacrare 
la terra ai nemici — 

non intende affatto «l'invasione degli stranieri».

Hanno profanato la Parola pura,
calpestato il sacro Verbo,
perch'io con le donne del '37
lavassi un pavimento insanguinato.

Ossia, conservare quello che è stato distrutto, e quello che a ogni costo doveva essere eliminato dalla memoria di ogni cittadino:

I rimasti insepolti io li ho sotterrati.
Perché possano piangervi, 
la vita mi ha preservato.

La giovane Cvetaeva chiamava la giovane Achmatova la Musa del pianto. In modo inaspettato, con il tempo, queste parole fatidiche ebbero concretamente un senso. L'Achmatova divenne la musa piangente, forse l'unica, o in ogni caso una delle tantissime persone, fra milioni di persone, a cui venne tolto il pianto, il rito, la memoria. Quella stessa inaspettata concretezza aggiunse al destino dell'Achmatova la patina di una Musa con la corona di spine.

Un giorno ho detto a qualcuno
perché non mi fondo alla gente,
il carcere ha putrefatto il figlio,
hanno sferzato la mia Musa.

I simboli, le immagini, le figure retoriche, per l'Achmatova erano fatti. Tra le lapidi anonime, tra i nomi e le cose a cui è stato interdetto il ricordo, tra il carcere e la tortura, tra coloro che lei definisce, secondo la Bibbia, «inebriati di vino violento da bordello», all'Achmatova spetta conservare il piccolo, il fragile, quello che sorge:

Qualcuno, piccolo, ha cominciato a vivere.

L'Achmatova intende preservare la dignità della persona e del poeta, dignità che molti abbandonarono definitivamente, autoconvincendosi che non si poteva fare altrimenti e che «così fan tutti». Ma lei dice: «Non tutti». E ancora: bisogna preservare il legame vivo con tutto ciò che generò il genio umano, da Eschilo a T.S. Eliot, e tutto ciò che venne eliminato dalla cultura ufficiale perché «ideologicamente avverso». Preservare infine:

La freschezza delle parole e la semplicità dei sentimenti,

compito quasi impossibile in un periodo in cui domina una vita unicamente regolata dallo Stato, falsa e stagnante. Per lungo tempo, fin oltre la sua morte, le poesie dell'Achmatova in Russia vennero pubblicate in forma mutilata: omissioni, cambi di date, il tutto edito secondo una cronologia confusa. Solo con l'uscita dell'intero corpus siamo riusciti a distinguere l'intero percorso dell'Achmatova e vedere con quale forza si era raccolta questa «manciata di poesie singolari». 



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