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LETTURE/ "Dio preserva ogni cosa": Olga Sedakova legge Anna Achmatova

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Anna Achmatova (1889-1966) (Immagine dal web)  Anna Achmatova (1889-1966) (Immagine dal web)

In lei abbiamo visto il poeta della storia in primis, forse il primo testimone della letteratura di questi decenni che ha conservato nella cronaca una chiarezza di sguardo:

E sarà per le genti, 
come al tempo di Vespasiano.

Furono in pochi ad aspettarsi una tale ampiezza dai primi libri dell'autrice, dalla «Saffo russa», la cui audace e insolita lirica amorosa ebbe immediata eco e venne imitata così maldestramente:

Ho insegnato alle donne a parlare. 
Ma mio Dio! Come obbligarle a tacere!

Anna Achmatova, testimone della storia, nazionale e mondiale, ha portato avanti quello che forse è l'asse portante della letteratura russa. Com'è noto, la cronaca è il primo genere letterario della Russia antica. Si comincia a narrare dalla creazione del mondo. Una narrazione sui tempi antichi, il racconto di quello che avvenne di fronte agli occhi del cronista, raccontato secondo questa prospettiva: dalla Creazione del mondo fino al Giudizio finale. Il verso preferito dall'Achmatova: «nel mio principio è la mia fine» (scritto per la prima volta da Guillaume de Machaut, in francese antico, e poi ripreso da T.S Eliot in inglese) ben s'inserisce in questo contesto. La storia, vista come dal futuro, è sempre stata un punto fermo per gli scrittori russi: per Puškin, per Tolstoj, per Solženitcyn. In questo Libro della Storia, l'Achmatova registrò una parola colma di dignità e di compassione, frutto degli anni del Dolore. Ciò era emerso profeticamente sin dalle sue prime poesie:

La mia via è di gloria e sacrificio.

Pur essendo questo solo un accenno di ciò che si potrebbe dire su Anna Achmatova, la vocazione storica, la vocazione alla storia è forse la linea più forte della sua poesia, come una sottile linea rossa che corre lungo il suo destino. Non ebbe dubbi sulla giustezza dei posteri, i quali avrebbero visto tutto quello che avrebbero visto i contemporanei se non avessero avuto paura e se i loro occhi non fossero stati velati dalla nebbia intellettuale.

Solo i vostri figli
Dopo di me vi malediranno.

E qui arriviamo a un fatto inaudito e doloroso. I «figli» (o adesso già nipoti) non maledicono affatto i tormentatori dell'Achmatova, al contrario, con inspiegabile vigore, lavorano alla «detronizzazione del suo culto». La letteratura antiachmatoviana continua a produrre articoli, libri. Forse «il tempo di Vespasiano» non è ancora finito? «Detronizzare» l'Achmatova, lei che non ha mai preteso per sé nessuna corona, lei che, come tutte le anime alte, guardava ai propri limiti e alle proprie debolezze:

Fermati! Anche io ero come tutti, 
e peggio ero di tutti.

E come tutti i credenti chiamava questo «peccato» e, assurdamente, «peccatrice» si definiva lei.

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