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LETTURE/ "Dio preserva ogni cosa": Olga Sedakova legge Anna Achmatova

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Anna Achmatova (1889-1966) (Immagine dal web)  Anna Achmatova (1889-1966) (Immagine dal web)

Olga Sedakova è una delle voci più alte della poesia contemporanea russa. Nata a Mosca il 26 dicembre 1949, si laurea nel '73 nella facoltà di Lettere dell'Università statale della sua città dove tuttora insegna. Fino agli anni 90 in Russia i suoi versi circolavano solo clandestinamente, in copie dattiloscritte o grazie all'editoria straniera. L'uscita del suo primo libro di poesie, Vrata, okna, arki (Porte, finestre, archi) è del '86 grazie alla francese Ymca Press (la casa editrice fondata dagli emigranti russi, prima negli Stati Uniti poi a Parigi, che pubblicava tutta la letteratura proibita nell'Unione Sovietica). Traduttrice di poesia antica e contemporanea (Orazio, san Francesco d'Assisi, Dante, Petrarca, T.S. Eliot, Ezra Pound, Victor Hugo, Rilke), saggista, scrittrice per l'infanzia, insegnante, la poetessa ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Schiller, il titolo di Cavaliere della Repubblica francese, il Premio Puškin, quello della Fondazione Solženicyn e quello della Santa Sede per «Le radici cristiane dell'Europa». Le sue opere sono tradotte in tredici lingue. In Italia sono disponibili Solo nel fuoco si semina il fuoco (Edizioni Quiqajon, 2008), Apologia della ragione (La casa di Matriona, 2009), Elogio della poesia. Versi e saggi di Olga Sedakova (Aracne, 2012). Altri suoi versi sono stati pubblicati nel volume Incarnazioni: poesia del corpo, corpi di parole, nella sezione «Poeti russi», a cura di Annalisa Alleva. 

Anna Andreevna Gorenko, in arte Anna Achmatova, nasce a Bolšoj Fontan, elegante sobborgo di Odessa, il 23 giugno 1889. La sua prima poesia è del 1907, pubblicata sulla rivista «Sirius», edita a Parigi da Nikolaj Gumilёv, il poeta che divenne suo marito nel 1910. La sua prima raccolta di poesie è del 1912, Sera. Seguono: Rosario (1914), Stormo bianco (1917), Piantaggine (1921), Anno Domini (1922). Da Gumilёv, da cui ebbe un unico figlio, Lev, divorziò nel 1918. Il 1917 in Russia è l'anno della Rivoluzione d'ottobre: cade la monarchia dei Romanov e si instaura il partito bolscevico, guidato da Lenin. Nel 1921 Gumilёv viene fucilato dal regime, accusato di aver preso parte a un complotto monarchico. È il primo di una serie di tragici eventi che occorsero nella vita della poetessa. Del 1938 è l'arresto di suo figlio Lev, reo di portare il cognome del padre. Fra il 1939 e il 1940, dopo una lunga pausa, la poetessa compone Requiem. Il poema viene pubblicato solo nel 1963 a Monaco di Baviera e successivamente, molto dopo, nel 1987, in Russia. Nel 1964 Anna Achmatova è a Taormina, dove riceve il premio internazionale Etna-Taormina. Nel 1965 è in Inghilterra per ricevere la laurea honoris causa in letteratura, conferitale dall'Università di Oxford. Muore a Domodedovo, vicino Mosca, il 5 marzo 1966.

Al di là di ogni avvenimento storico, politico, personale, più o meno doloroso, con cui ogni uomo è chiamato a scontrarsi, quello che emerge in poesia è il distillato di quel tempo e di quella storia che il poeta è chiamato a vivere. Il tempo di Anna Achmatova prima, e quello di Olga Sedakova poi, è stato abbracciato dallo stesso Paese, la Russia, i cui eventi storici del '900 forse non hanno avuto uguali. Un Paese che da sempre ha tentato di arginare la libertà del suo popolo, forse per via della sua vastità. Quanto più qualcosa è vasto, tanto più vasto è il desiderio di volerlo controllare, tanto più vasta è l'imponderabile conseguenza che da questa vastità può nascere. Così è per la poesia, in questo caso, russa. L'articolo della Sedakova sull'Achmatova, non mira a elogiare la vita dell'Achmatova, il suo talento poetico, il successo della sua poesia, ma sottolinea che c'è qualcosa che non muore, che rimane sempre, tra gli interstizi della storia, in mezzo al più profondo dei dolori e delle gioie, e più oltre, fino all'alba della poesia antica, ed è qualcosa che dà voce al visibile: «È un atto di preservazione, per difendere ciò che è minacciato, e un atto di cura per ciò che ancora non è preservato». L'articolo è stato pubblicato nel giugno 2014 sulla rivista cristiano-ortodossa Pravmir, a cento anni dalla nascita dell'Achmatova.

Isabella Serra




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