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LETTURE/ Edith Wharton, qual è la vera pace cui può ambire una donna?

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 La casa dei Clephane, i ricordi di Kate che rammenta l'ultima volta che varcò il suo austero portone per fuggire con l'amante, la camera di Anne, singolarmente vivace, il suo nuovo atelier di pittura, fresco ed essenziale, l'eleganza dei saloni da ballo, i grandi lavori di ristrutturazione che una giovane moglie può dolcemente imporre al nuovo, anziano marito: tutti questi particolari non sfuggono all'occhio attento di Edith Wharton, che li registra con scrupolo quasi notarile quali elementi distintivi di una classe sociale e di un particolare modo di vivere.

La povera signora Clephane, dopo i primi, beati mesi a New York, si trova ben presto a fronteggiare un dilemma morale terribile: si rende infatti conto che la figlia è innamorata e progetta di sposarsi proprio con Chris, che, dopo essersi coperto di gloria in guerra, coltiva le sue ambizioni letterarie lavorando come segretario di un milionario bibliofilo e filantropo. Nessuno a New York ha mai saputo di lei e Chris, per cui la donna si trova in una situazione angosciantissima; riesce per un certo periodo a convincere il giovane ad abbandonare la figlia, ma, in seguito, oppressa dalla sensazione sempre più chiara di essere come un'ospite in quella che era stata un tempo la sua casa, e di non poter comunicare veramente a nessuno il suo segreto, dopo il matrimonio di Anne e Chris si rifugia  nuovamente in Europa, non senza aver rifiutato la generosa proposta di matrimonio di Landers, da sempre innamorato, nemmeno troppo segretamente, della donna. 

L'ultima pagina del romanzo ci mostra così la "ricompensa" cui accenna il titolo, che spetta ad Anne dopo tanto penare: "E quel pomeriggio, quando rincasò e trovò la sua [scil. di Landers] lettera settimanale (…) l'avrebbe benedetto, di nuovo, l'avrebbe benedetto per aver scritto la lettera, e per averle dato la forza di non cedere alle sue suppliche. Forse nessun altro avrebbe mai capito, certamente lui non avrebbe mai capito se stesso. Ma le cose stavano così. Nulla le sarebbe più stato d'aiuto in questo mondo — per cancellare i vecchi orrori e la nuova solitudine — quanto il fatto di essere in grado di non cambiare idea sulla decisione presa, di essere capace di dire a se stessa, tutte le volte che cominciava a scivolare verso nuove incertezze e  nuove concessioni, che almeno una volta era stata irremovibile, riponendo in un piccolo spazio di luce e di pace la cosa più bella che le fosse mai capitata".

Scritto in una prosa emozionante per capacità introspettiva e ricchezza nella gamma di sfumature, con un linguaggio capace di dire i fatti, anche i più scabrosi, difficili, in forma semplice e diretta, non volgare e nemmeno scioccamente allusivo, ma elegante ed essenziale, La ricompensa di una madre presenta quindi uno studio di psicologia femminile che ci presenta, dopo le passioni vorticanti della gioventù, la vera ricompensa e la vera pace cui può ambire una donna: il singolare e raffinato piacere della rinuncia.



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