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LETTURE/ Gesù per il "matrimonio debole"? Il Corriere dimentica il peccato

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Caravaggio, Madonna dei pellegrini, particolare (1604-06) (Immagine dal web)  Caravaggio, Madonna dei pellegrini, particolare (1604-06) (Immagine dal web)

Il tema del libro di Alberto Melloni, Amore senza fine, amore senza fini. Appunti di storia su chiesa matrimoni e famiglie ha sollecitato la mia fantasia. La tesi è che il Vangelo non sacralizzava la famiglia, anzi relativizzava il matrimonio, dando la precedenza all'unità della famiglia umana: questa almeno è la lettura di Luigi Accattoli nella sua recensione sul Corriere. A partire da questo, le Chiese dovrebbero ripensare su nuove basi il regime di sponsalità. Allora, ponendomi su un terreno a me più congeniale, mi sono chiesto se non valeva la pena rivisitare l'esperienza degli antichi per verificare, in parallelo, la validità di questa tesi. Che cosa pensano i pagani della famiglia? 

Primo riferimento che balena in mente sono le parole di augurio che Odisseo approdato all'isola dei Feaci e privo di risorse rivolge a Nausicaa, la ragazza che vede sulla spiaggia, pregando di soccorrerlo: "Tali doni ti diano gli dèi quali brami nel tuo pensiero, un marito e una casa, e ti procurino propizia concordia: nulla vi è infatti di più buono e desiderabile di un uomo e una donna che reggono la casa in piena concordia di mente". Questa dunque l'aspirazione più forte, il desiderio che sembra appagare ogni persona: una famiglia contraddistinta da armonia e unità di pensiero fra i coniugi. In nome di questo ideale Penelope aspetta il marito per venti lunghi anni rifiutando le avances dei pretendenti, e Odisseo nel suo girovagare rinuncia all'eterna giovinezza e all'immortalità (che gli era stata offerta dalla ninfa Calipso) pur di ritrovare la sua Penelope e condividere con lei il resto della vita. 

Certo, ci sono anche situazioni di disordine: gli eroi omerici hanno concubine e figli illegittimi (amati quanto i figli legittimi), ma l'adulterio è colpa gravissima che suscita lo sdegno degli dèi, come ricorda lo stesso Zeus in un colloquio con la dea Atena (I libro dell'Odissea). Nel mondo latino, il primo pensiero va alle figure di Bauci e Filemone, i due anziani coniugi (ne parla Ovidio nelle Metamorfosi) che teneramente hanno condiviso tutta la vita fino all'estrema vecchiaia, tanto da suscitare la simpatia degli dèi. Si potrebbero anche richiamare esempi di amore coniugale che giunge fino al sacrificio di parte della propria vita (si pensi ad Alcesti per esempio). Si obietterà che questo è l'ideale, e che nella prassi delle vita quotidiana non sempre si riesce a incarnare questa tensione. L'affermazione nitida dell'ideale non impedisce la caduta, ma aiuta l'uomo a riconoscere il proprio destino e la propria vocazione.

Ma se già nel mondo pagano la famiglia è percepita come un valore importante, quale potrà essere la situazione in Palestina, un paese e un popolo la cui cultura spirituale si evolve in stretto rapporto con la Parola di Dio e la Rivelazione?



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COMMENTI
29/03/2015 - commento (francesco taddei)

anche i preti italiani, neri, rossi o bianchi, hanno dimenticato cosa sia il peccato. e non lo spiegano più ai credenti. sanno solo ripetere il mantra del volemose bene.