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JULIAN CARRON/ "A noi interessa imparare anche dai nostri limiti"

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Julián Carrón (Infophoto)  Julián Carrón (Infophoto)

Andrés Beltramo Alvarez, Città del Vaticano

È uno dei movimenti più importanti della Chiesa cattolica. Nacque nel 1954 grazie all’intuizione di don Luigi Giussani (1922-2005), giovane sacerdote e professore di religione in un liceo milanese. Da allora è in costante crescita e oggi la sua presenza è arrivata in 90 paesi. Si tratta di Comunione e Liberazione. Ma nella sua sorprendente crescita ci sono state anche polemiche e scandali. A 10 anni della morte del fondatore, Papa Francesco ha concesso un’udienza ai membri del movimento in Piazza San Pietro, lo scorso 7 marzo, nella quale ha riflettuto sulle tentazioni e sulle sfide che il movimento deve affrontare. Julián Carrón, il successore di don Giussani, ne parla in questa intervista con Notimex.

 

In questi due anni di pontificato, Papa Francesco ha stupito con il suo messaggio innovatore, di radicalità evangelica, ma creativo. Ha sorpreso anche CL?

Papa Francesco ci ha sorpreso per la semplicità con la quale si è rivolto a tutti fin dal primo istante, con un linguaggio accessibile ad ognuno: dalle persone con un livello culturale più alto fino alla gente più semplice. La potenza dei suoi gesti, che dicono più di mille parole, la fiducia che nutre nella potenza inerme della verità evangelica (perché lui crede nella bellezza disarmata della verità) e l’irruzione di una figura come la sua hanno un significato stimolante per tutti e anche per noi. La sua persona e i suoi gesti costituiscono una provocazione in quanto riflettono una maniera di vivere il cristianesimo nelle circostanze storiche attuali, come se Cristo ci avesse dato un modo di vivere il cristianesimo nei nostri tempi che, quando lo si vive così come lo vive il Papa, ci rende capaci - diversamente da quanto pensiamo tante volte - di entrare in dialogo con chiunque e con tutte le culture.

 

Nonostante le difficoltà, il movimento è arrivato in tanti paesi e realtà diverse. Come vivete questa diffusione?

 Siamo stupiti del fatto che una realtà di origine italiana abbia suscitato quest’interesse in latitudini, culture e situazioni umane così diverse. Questo costituisce una conferma della validità di quanto ci ha comunicato Giussani in un contesto culturale come quello di oggi, globale, e lo viviamo con tutto il senso di responsabilità che implica. Vedere delle persone della Nuova Zelanda, della Russia, dell’Argentina, degli Stati Uniti o dell’Uganda interessate alla nostra esperienza, è per noi la conferma che il cuore dell’uomo attende un cristianesimo che possa rispondere a tutte le esigenze del proprio essere, nonostante le condizioni umane nelle quali si trova a vivere.

 

La diffusione del movimento presenta alcune sfide. Esso, in tanti ambiti, rappresenta il “volto visibile” della Chiesa. Come vivete questa responsabilità?



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