BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Per avere (o fare) giustizia bastano le leggi?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il protagonista del diritto e della narrazione che ci viene posta dinnanzi è dunque l'uomo, con tutto il suo carico di esperienza e di esperienze, anche le più negative, le più tragiche, le quali tuttavia, almeno nella storia dell'Occidente, non sono state capaci di annullare del tutto il senso del Mistero cui l'uomo stesso si lega, nella buona e nella cattiva sorte. Si snoda così una storia, riletta nel volume per cenni ma con un interessante filo conduttore, una storia che utilmente ci viene riproposta come termine della nostra personale riflessione e come occasione per un approfondimento: la Grecia, Roma, il Medioevo, l'Umanesimo con la sua nuova antropologia fino all'età moderna, dominata dallo sfumare dall'orizzonte giuridico del grande termine dell'esperienza per centrarsi sulla coscienza individuale, cartesianamente concepita, «sorgente unica della conoscenza, del dominio delle cose e della norma etica». L'uomo resta ancora al centro ma è spesso lontano dall'altro uomo, è soggetto di se stesso, è singolo, coerentemente con l'epoca della singolarità, come è stata giustamente definita l'epoca post moderna. 

Di qui il passo, breve, verso il nihilismo giuridico e la giuridicizzazione di tutti i fatti della vita (nascita, morte, dolore, malattia…), non più dati all'uomo ma, tramite il diritto, governati dal potere. Con ciò la legge si tramuta, talora, nel suo opposto, visto che l'unico scopo che le viene riconosciuto è quello di garantire l'autonomia del singolo e della sua volontà: è il trionfo, nel lungo periodo, dell'onda lunga del volontarismo di Occam che si riflette nell'assolutizzarsi di ogni pretesa. 

Dopo essere stati condotti per mano lungo questo complesso percorso, il volume affronta in conclusione l'apice della riflessione, già preannunciata dal titolo: la questione antropologica, così cara a don Giussani da aver fondato su di essa tutta la sua preoccupazione educativa. «Chi è l'uomo perché Tu te ne prenda cura?», recita il salmo, espressione della domanda e della sapienza del popolo ebraico. Noi occidentali siamo tutti figli di questo afflato e abbiamo tentato nel corso dei secoli una costruzione sociale che dia risposta a questa domanda esistenziale (e non solo morale o giuridica); il diritto stesso ha in sé questo afflato né può dissociarsene pena la perdita del suo stesso senso, della sua stessa razionalità, di quella ratio senza della quale non vi è ius, non vi è regola né giustizia. 

Scoprire la profondità di se stessi e, a un tempo, la profondità delle cose e delle diverse esperienze sociali è una scoperta affascinante, capace di entusiasmare. La lettura di questo testo può guidare nella ricerca sia tutti coloro che col diritto hanno a che fare sia chi, laicamente, cerca soluzioni eque per costruire assetti sociali più coerenti con i fini positivi che devono guidare l'azione dei pubblici poteri e di quelli privati, oggi più che mai capaci di esercitare il dominio sulle relazioni umane e su quelle sociali. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >