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DON GIUSSANI/ Polito: ha capito la vera "rivoluzione" che serve all'Italia

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Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)  Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)

Secondo me, in queste parole c'è una comprensione profondissima della rottura della modernità, che è sostanzialmente una rottura della tradizione, tra generazioni, quindi una rottura tra passato e presunto futuro. Io penso che questa lezione sia estremamente importante. (…)

L'altro elemento importante del messaggio di don Giussani che rimane attuale, che genera ancora ed è fertile, è il suo giudizio sulla crisi italiana come frutto del venire meno di valori ideali, dunque come crisi culturale, non esclusivamente come crisi della politica. Una delle grandi deformazioni prodotte dalla lettura riduttiva nata col Sessantotto è stata proprio una sopravvalutazione del valore della politica come strumento fondamentale per il cambiamento del mondo. Anche in Gioventù Studentesca c'è un momento in cui tanti giovani abbracciano questa idea: che sia la politica, alla fine, il modo con cui si possono cambiare le cose, la società. Ma don Giussani resiste e contrasta questa pretesa: «Veramente siamo nella condizione d'essere all'avanguardia, i primi di quel cambiamento profondo, di quella rivoluzione profonda che non sarà mai – dico: mai – in quello che di esteriore, come realtà sociale, pretendiamo avvenga», perché «non sarà mai nella cultura o nella vita della società, se non è prima [...] in noi [...] una rivoluzione di sé, nel concepire sé» (p. 392). In quel momento, mentre tanti se ne vanno nel Movimento studentesco, Giussani sottolinea: «I nostri antichi amici che scrivono su un gran cartellone fuori della Cattolica "La politica prima di tutto. Mao Tse-tung" [...], capovolgono la frase del Vangelo: "Cercate prima il regno di Dio e il resto vi sarà dato"» (p. 412). 

Ecco, io penso che questo, insieme al tema dell'educazione, sia un dato ancora molto presente, come giudizio e come sfida, nella nostra vicenda sociale: l'urgenza della questione culturale ideale, perché la crisi italiana non è risolvibile per via politica. È una crisi di valori, è una crisi educativa, è una crisi di rapporti tra le generazioni, di concordanza sull'essenziale, senza il quale una comunità non può prosperare, tanto è vero che si è determinata questa frattura, insieme a un impoverimento generale. La crisi economica che stiamo vivendo è, all'origine, una crisi valoriale, per il venire meno di una formazione delle nuove generazioni. 

Concludendo, mi scuso se, più che di don Giussani ho parlato di ciò che per me, laico, ha rappresentato l'incontro con il suo pensiero, con il suo insegnamento, se ho posto tutta la mia attenzione sulla priorità all'educazione in relazione a don Giussani e al movimento che si è sviluppato a partire da lui, Comunione e Liberazione. 



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