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DON GIUSSANI/ Polito: ha capito la vera "rivoluzione" che serve all'Italia

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Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)  Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)

Il libro (A. Savorana, Vita di don Giussani, Bur, 2013, ndr) è un avvenimento in sé e penso che resterà a lungo come uno strumento importante, una pietra miliare per chiunque si voglia avvicinare alla figura di don Giussani, sempre più necessario man mano che il tempo interporrà distanza tra il giorno della sua scomparsa e le persone che si occuperanno di lui e che vorranno conoscerlo. (…)

Quanto al protagonista di questa biografia, non ho titoli per parlarne perché non lo conoscevo. Tuttavia provo a comunicare qualcosa di quanto ho scoperto leggendo il libro. 

Innanzitutto si tratta di una storia; a dire il vero nella Vita di don Giussani si intrecciano più storie: c'è l'uomo, c'è il credente, c'è il prete, c'è il filosofo, c'è il leader. Se mi è consentito l'uso di un linguaggio laico, la parola leader si adatta molto bene al ruolo che ha svolto Giussani, cioè quello di un uomo che guidava. Giussani guidava, ma sapeva resistere alle tentazioni della leadership: come sappiamo, la leadership è una droga potente, pericolosa, che corrompe, che esalta; in lui questo non è accaduto. Leggendo la sua biografia, colpisce molto il puntiglio con cui Giussani riprendeva spesso i suoi discepoli, prima ancora che si accorgessero che aveva ragione, come dire, in anticipo sugli eventi. Forse le vicissitudini e le polemiche di e intorno a Comunione e Liberazione confermano gli allarmi che Giussani aveva lanciato lungo la strada e in tempi non sospetti. 

Soprattutto, dalla lettura emerge un uomo veramente dotato di una eccezionale umanità. L'allora cardinale Ratzinger, nell'omelia funebre, ha detto di lui: «Ha capito [...] che il cristianesimo non è un sistema intellettuale, un pacchetto di dogmi, un moralismo, ma che il cristianesimo è un incontro; una storia di amore; è un avvenimento» (p. 1188), cioè una cosa molto umana. E ha usato questa parola, «umanità», non nel senso in cui la intendiamo spesso noi oggi, cioè come la collettività degli esseri umani, ma piuttosto come la profondità di ogni essere umano. Dunque, l'umanità di ciascuno. Sono cose che nel libro emergono con grande nettezza e nitidezza. 

Confesso che l'aspetto che a me preme di più e che mi ha colpito di più di don Giussani è quello dell'educatore. Mi pare che in questo sia rintracciabile l'essenza del suo messaggio. Io ritengo, e in questo condivido alcune posizioni di CL, che quella educativa sia l'emergenza fondamentale della vicenda italiana. D'altra parte, la preoccupazione educativa di Giussani non è in contraddizione con quella per l'umanità di ciascuno; spesso, infatti, diceva che l'educazione è l'attività più appassionatamente umana che si possa svolgere. 



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