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LETTURE/ La lezione di Esiodo e Virgilio all'Expo 2015

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E un poeta di formazione stoica, Arato, citato da san Paolo nel discorso all'Areopago: "In ogni circostanza ricorriamo a Zeus: di lui infatti siamo la stirpe. Ed egli benevolo manda agli uomini i segni opportuni… e dice quando la terra è ottima per i buoi e per le vanghe, e dice quando sono le stagioni adatte per rincalzare gli alberi e gettare tutti i tipi di semi. Giacché egli stesso dispose i segni del cielo dividendo gli astri, e distribuì nell'anno le stelle perché segnalassero agli uomini i tempi più adatti delle stagioni, affinché tutte le piante crescessero bene".

Non c'è società umana senza la cooperazione fra il contadino e la terra. Ma se questo sembra ovvio, in ogni epoca la fatica dell'agricoltura ha pesato anche sulla stima sociale. E se la terra come possesso è stata sempre valutata molto in termini di ricchezza, potere, influenza politica (in Egitto, in Grecia, in Roma) il lavoro del contadino libero ha dovuto essere valorizzato e difeso perché non fosse sentito come una sconfitta, una diminuzione. Così Esiodo esorta il fratello, che rifiuta di darsi all'agricoltura: "il lavoro non è vergogna, è l'ozio vergogna: se tu lavori, presto t'invidierà chi è senza lavoro mentre arricchisci, perché chi è ricco ha successo e benessere"

E Virgilio: "Fortunati i contadini, se conoscessero i loro vantaggi! Ad essi, lontani dalle armi discordi, la terra stessa produce un facile vitto con piena corrispondenza al loro lavoro". Più oltre riconosce nell'incontro con la presenza divina nella natura una conoscenza pari di valore con quella scientifica, perché permette un'analoga serenità: "Fortunato anche colui che conosce gli dèi agresti, Pan e l'antico Silvano e le ninfe sorelle. Non lo piegano né le insegne del popolo, né la porpora dei re e la discordia che agita i fratelli sleali o i Daci che calano dal Danubio infido, la vicenda di Roma e i regni destinati a perire"

E il monito biblico di custodire la terra? E' un grave compito coniugarlo con la necessità di usarla e sfruttarla per il cibo di tutti. Il mito grecoromano intuisce che la natura può essere terribile se violata. Gli dèi della natura, Demetra/Cerere e Dioniso, sono i più benevoli e ricchi di doni se accolti e onorati, ma i più vendicativi se misconosciuti e perseguitati. Non si può ferire impunemente la terra che ci è affidata.

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