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LIBRI/ Mondadori-Rcs, chi si straccia le vesti vi "nasconde" un'altra verità

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Nel frattempo, decine, centinaia di librerie di catalogo (le librerie universitarie erano, per definizione, di catalogo), dal nord al sud dello Stivale, mandate al macero. Alla faccia della  "difesa del patrimonio culturale del Paese".

Stessa deriva, prendere i problemi per la coda, mi pare stia cogliendo il dibattito che anima "la parte migliore del Paese"da quando è stato annunciato l'interesse di Mondadori all'acquisto di Rcs Libri: grandi lai, stracciar di vesti, accuse di incombente monopolio culturale.

A parte la  banale considerazione che la Mondadori berlusconiana ha saputo, ad esempio, ben garantire l'autonomia della storica Einaudi, rispettandone profilo, fisionomia e ruolo culturale, facendola crescere e portandola a livelli mai raggiunti prima, siamo certi che il problema sia il rischio di monopolio, o meglio di oligopolio? 

A me pare di no.

Se ci sforzassimo di guardare la realtà per quello che è, ci accorgeremmo che già ora il mercato editoriale librario (meglio: quel che ne resta) è afflitto non da oligopolio, ma da oligopsonio: non pochi produttori che si spartiscono il mercato, ma pochi — pochissimi ormai — acquirenti che canalizzano, intermediano la relazione tra produttore e cliente finale. L'Italia è l'unico paese al mondo, perlomeno tra quelli cosiddetti avanzati, in cui alla concentrazione orizzontale si accompagna una formidabile, in atto da anni, e totalmente incontrastata, integrazione verticale. Una forma di "privatizzazione delle filiere" che non ha eguali: il nostro è l'unico mercato in cui le catene di librerie sono di sigla editoriale. 

Grande merito va all'acciaccata Feltrinelli: da circa due decenni, dove apriva una Feltrinelli chiudevano almeno tre librerie indipendenti. Ora che le Feltrinelli chiudono, per la crisi del mercato, ma anche per la conclamata miopia e palese incapacità di un management importato da altri settori merceologici, settori che nulla hanno a che vedere con un prodotto delicato come il libro, resta il deserto. Processo completato con la distruzione di PDE, il fu secondo distributore indipendente del paese. Acquistato pochi anni fa da una Feltrinelli ansiosa di completare l'integrazione verticale delle sue attività editoriali, è stato recentemente affibbiato, in stato oramai comatoso, a Messaggerie Libri. 

Ottimo risultato davvero: Messaggerie è divenuto in questo modo l'unico distributore indipendente (chiamiamolo così, anche se l'integrazione verticale non manca nemmeno in questo caso, visto che detiene la proprietà di Gems, e controlla Ibs, Opportunity, Ubik…) di dimensioni nazionali.

Certo, Mondadori ha sviluppato, in questi anni, una formidabile struttura distributiva, con centinaia di punti vendita in franchising (in molti casi, unica ancora di salvezza per le librerie indipendenti impossibilitate a reggere da sole i marosi e che hanno così potuto continuare a esistere, seppure in altra forma e con inevitabili vincoli), ma dov'era e dov'è "la parte migliore del paese" mentre tutto questo avveniva, sotto gli occhi di tutti, se solo si fosse voluto guardare*?



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