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GIORNALI/ Falso il carteggio Mussolini-Churchill? No, il Corriere si sbaglia...

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Winston Churchill (1874-1965) (Immagine dal web)  Winston Churchill (1874-1965) (Immagine dal web)

Altrettanto verosimile, però, che essa sia partita dall'inglese, proprio nel tentativo di porre un freno all'avanzata dell'Armata Rossa. Che cosa aveva, infatti, da offrire Mussolini? La resa della RSI, per quanto essa potesse valere, e sebbene fosse impossibile senza il consenso dell'occupante tedesco? Ben altro poteva invece promettere Churchill, nel caso avessero portato a qualche risultato i tentativi del Duce di convincere il Führer a cessare la resistenza in Occidente. Tutto ciò è ampiamente documentato dalle registrazioni telefoniche dei colloqui tra il Duce e Claretta, pubblicate da Ricciotti Lazzero nel suo libro Il sacco d'Italia (Mondadori). Ecco ciò che stava a cuore a Churchill: impedire ad ogni costo che si venisse a sapere che aveva tramato contro Stalin e la Russia, cioè che aveva cercato di pugnalare alla schiena l'Armata Rossa i cui combattenti morivano a decine di migliaia pur di sconfiggere Hitler.

Sulla polemica in corso, abbiamo sentito il professor Ubaldo Giuliani-Balestrino, il quale, oltre che docente, è anche un illustre e affermato avvocato cassazionista. E' imminente l'uscita di un suo secondo volume sulla questione del «carteggio». S'intitolerà Guareschi era innocente: ecco le prove, e verrà pubblicato da "I libri del Borghese". Giuliani-Balestrino ha sostenuto nel precedente lavoro — e ora conferma — che le due famose lettere di De Gasperi all'alto ufficiale dell'aviazione britannica per sollecitare il bombardamento della periferia e dell'acquedotto di Roma nel '44 erano vere. Come è noto, essere furono invece giudicate false dal tribunale di Roma, da cui la condanna a Guareschi, che le aveva pubblicate sul Candido. «Nel mio libro», ci dice l'avvocato e storico, «ricordo che De Gasperi comunicò all'Agenzia Ansa, con un suo comunicato in data 21 gennaio 1954, che contro di lui erano stati commessi più volte tentativi di ricatto. Ciò significava che, ben prima di Guareschi, qualcuno ben sapeva che le lettere erano autentiche. Nessuno, infatti, cerca di ricattare qualcuno avvalendosi di lettere che il ricattato sa di non avere mai scritto. Non per niente, persino l'Unità, giornale del Partito comunista e ostilissimo a Guareschi, chiese a De Gasperi di spiegare perché mai non avesse reagito ai tentativi di ricatto da lui rivelati».

Ma su quella polemica cadde ben presto il sipario, anche per la improvvisa morte dell'esponente democristiano. 

Ad ogni modo, una cosa è certa: come dimostrano le polemiche in corso, a settant'anni dalla morte di Mussolini e dalla fine del fascismo, la verità è ancora tutta da scrivere. 



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