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CORRUZIONE/ La lezione di Francesco e le "inadempienze" della seconda Repubblica

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Una balcanizzazione che, corrompendo l'idea stessa di politica come subsidium, ancorata alla competenza, ossia al limite, ci restituisce la stessa trasfigurata, ad esempio, dalle enormi zone grigie della normativa appalti in cui si annidano prassi amministrative scorrette, dove permeano interessi affaristici che nulla hanno a che fare con l'interesse pubblico. Ebbene, in virtù di tali zone grigie e di simili cattive pratiche emergono i comportamenti scorretti degli operatori economici cui conseguono sbalorditivi incrementi nei costi di realizzazione, ritardi nell'esecuzione e dinamiche corruttive.

Per ciascuna zona grigia e cattiva pratica, bisognerebbe rintracciare le cause di sistema che alimentano l'azzardo morale e soluzioni tecniche che sappiano affrontare, non solo in superficie, il circolo vizioso della discrezionalità amministrativa. Ad esempio, è illusorio pensare che la rotazione degli incarichi dirigenziali e la creazione di un'anagrafe online di incarichi, di nomine e di fornitori della Pa possano rappresentare risposte convincenti. Si tratta di tematiche su cui si gioca l'equilibrio costituzionale dei rapporti tra Stato e mercato. Tematiche che la seconda Repubblica avrebbe dovuto affrontare e risolvere e che sarebbe un errore oggi derubricare nel solo ambito della corruzione individuale, rinunciando a proporre una nuova idea di assetto tra pubblico e privato, tra politica e amministrazione. 

Proprio cogliendo l'occasione del recepimento delle direttive europee 2014/23-24-25/CE, si parta dalla semplificazione della normativa italiana sulla scelta dei contraenti della Pa, rafforzando l'indipendenza e l'autonomia dei Rup (Responsabile Unico del Procedimento), riducendo i margini di discrezionalità delle stazioni appaltanti nella scelta delle procedure, dei criteri di valutazione delle offerte e nella nomina delle commissioni aggiudicatrici. Si introduca un divieto assoluto di sottoscrivere contratti in assenza di copertura finanziaria e un obbligo di motivazione e di pubblicità di tutti gli atti concernenti l'esecuzione dei contratti. 

Si può pensare di fare tabula rasa del sistema vigente, ridisegnando il sistema delle partnership pubblico-privato, ridefinendo il ruolo della giurisdizione amministrativa e contabile nel controllo della fase post-aggiudicazione, individuando ex lege un efficiente sistema di incentivi e di disincentivi ai comportamenti degli attori coinvolti nel sistema degli appalti pubblici, responsabilizzandoli sulle conseguenze delle proprie azioni.

Questa volta non servono scorciatoie mediatiche, ma un ampio e coerente progetto di riforma teso a rendere finalmente inclusivo il nostro sistema amministrativo e a liberare la nostra malconcia democrazia.



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