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CORRUZIONE/ La lezione di Francesco e le "inadempienze" della seconda Repubblica

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Le parole pronunciate da Papa Francesco in occasione della sua recente visita a Napoli, il suo appello per una conversione all'amore e alla giustizia ed il suo richiamo al lavoro come elemento della dignità umana, ci interrogano profondamente. L'inchiesta sulle grandi opere, il sistema corruttivo che sembra emergere dagli atti di indagine e la percezione di vivere in un Paese inquinato da una spasmodica sete potere, fatta di comportamenti individuali, di leggi ed arbitri corrotti, nonché di conflitti di interesse più o meno macroscopici, che limitano la mobilità e l'inclusione sociale, offrono una chiave di lettura delle parole del Pontefice ancora più profonda e allarmante.

"Mai fidarsi di chi ha un potere eccessivo", ci insegnava lord Acton, poiché "il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto". Come si legge in uno dei passaggi più noti del The Federalist Papers, infatti, "se gli uomini fossero angeli non occorrerebbe alcun governo. Se fossero gli angeli a governare gli uomini, ogni controllo esterno o interno sul governo diverrebbe superfluo. Ma nell'organizzare un governo di uomini che dovranno reggere altri uomini, qui sorge la grande difficoltà; prima si dovrà mettere il governo in grado di controllare i propri governanti, e quindi obbligarlo ad auto controllarsi". Le democrazie non possono funzionare se incontrollate, non disciplinate e, soprattutto, se non limitate. È da tale principio che deriva l'idea secondo cui sia il sistema economico sia quello politico debbono operare in una sfera di freni e di limiti.

In questo solco antiperfettista si inserisce a pieno titolo la riflessione cattolica di pensatori come Rosmini, Sturzo ed anche di Giovanni Paolo II. "L'uomo [Centesimus annus, 25] tende verso il bene ma è pure capace di male; può trascendere il suo interesse immediato e, tuttavia, rimanere a esso legato [...] Quando gli uomini ritengono di possedere il segreto di un'organizzazione sociale perfetta che rende impossibile il male, ritengono anche di potenziare tutti i mezzi, anche la violenza o la menzogna, per realizzarla". La direzione indicata dalla dottrina sociale della Chiesa è ben sintetizzata dalle parole di Papa Francesco, pochi giorni dopo la sua elezione al soglio di Pietro: "Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce". È evidente che il potere, in quanto servizio illuminato dalla Croce, rimanda alle nozioni di "limite" e di "azione di governo" come "amministrazione", piuttosto che come imperium

L'istanza etica sin qui rappresentata interpella chi scrive e ci invita a ricercare una possibile cura che tenti di guarire i mali di una politica balcanizzata da interessi affaristici che nulla hanno a che fare con l'autentico interesse imprenditoriale e da smanie di potere di matrice neo-feudale. 



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