BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ Il genocidio armeno? Solo la misericordia risana le ferite, non la guerra

Pubblicazione:

Immagine dal web  Immagine dal web

Le seguenti parole del papa: "Invocheremo la Divina Misericordia perché ci aiuti tutti, nell'amore per la verità e la giustizia, a risanare ogni ferita e ad affrettare gesti concreti di riconciliazione e di pace tra le Nazioni che ancora non riescono a giungere ad un ragionevole consenso sulla lettura di tali tristi vicende", sembrano essere l'unica strada possibile. In Armenia questo molte persone lo sanno e si raccontano episodi della storia di famiglia in cui turchi, rischiando la propria vita, hanno protetto alcuni armeni.

Dal discorso del pontefice vorrei ancora citare il seguente passaggio: "Le pagine sofferte della storia del vostro popolo continuano, in certo senso, la passione di Gesù, ma in ciascuna di esse è posto il germoglio della sua Resurrezione. Non venga meno in voi Pastori l'impegno di educare i fedeli laici a saper leggere la realtà con occhi nuovi, per giungere a dire ogni giorno: il mio popolo non è soltanto quello dei sofferenti per Cristo, ma soprattutto dei risorti in Lui. Per questo è importante fare memoria del passato, ma per attingere da esso linfa nuova per alimentare il presente con l'annuncio gioioso del Vangelo e con la testimonianza della carità. Vi incoraggio a sostenere il cammino di formazione permanente dei sacerdoti e delle persone consacrate. Essi sono i vostri primi collaboratori: la comunione tra loro e voi sarà rafforzata dall'esemplare fraternità che essi potranno scorgere in seno al Sinodo e col Patriarca".

Qui il pontefice coglie nel segno. Causare uno scontro politico con la Turchia non serve a nulla. Le parole usate nel discorso sono teologicamente inequivocabili e corrispondono alla mia impressione personale: il popolo armeno non è soltanto quello dei sofferenti per Cristo, ma soprattutto dei risorti in Lui. Questa risurrezione l'ho vista nei gli occhi e nelle opere concrete di molti ragazzi della scuola con cui abbiamo il gemellaggio; ma ho anche visto, in modo particolare negli adulti, una tristezza e una desolazione che hanno motivi molto chiari ma che non potranno mai essere feconde.

Fecondo è piuttosto il dialogo a cui invita alla fine del discorso papa Francesco: "Alla sua intercessione [di Gregorio di Narek, monaco, teologo, poeta e filosofo del X secolo che oggi viene riconosciuto come dottore della Chiesa], affido specialmente il dialogo ecumenico tra la Chiesa Armeno-Cattolica e la Chiesa Armeno-Apostolica, memori del fatto che cento anni fa come oggi, il martirio e la persecuzione hanno già realizzato "l'ecumenismo del sangue". Ancora una chiaro termine teologico per dire che anche se il papa non si vuole buttare nella mischia dell'indagine sulle responsabilità storiche, sa bene che non solo per la "città martire" Aleppo, ma per tutto il popolo armeno abbiamo a che fare con un chiaro e terribile martirio. Ma il martirio stesso per i cristiani è sempre motivo di un'ultima speranza: attraverso di esso "surrexit Dominus vere". 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
13/04/2015 - Tentativo di risposta al commento di Cerofolini (Roberto Graziotto)

Tentativo di rispondere al primo commento sotto il mio articolo: "Ci si guarda" - Chi si guarda? Questa è la prima cosa che mi è venuto in mente leggendo il commento di Carlo Cerofolini. Così diventa difficile rispondere alla domanda posta al fondo: perché? Piuttosto mi sembra esserci, per esempio nei social media, ma non solo, ed anche nel commento una presunta difesa dei cristiani, un modo di citare le frasi dei papi: ogni sottrazione di verità è sottrazione di libertà, etc. che rivelano uno spirito di contraddizione per la contraddizione. Anche stilisticamente: "se non erro", si mostra una certa umiltà, ma in verità si sa già tutto, si sa chi sono i colpevoli della sottrazione di libertà. Chi sottrae verità e libertà? Io con il mio articolo? Il papa? Gesù con Nicodemo (vangelo di oggi) che usa un linguaggio altamente "teologico" per esprime la verità? Interrompo. Grazie comunque di aver letto il mio articolo.

 
12/04/2015 - Perché non dire chi sono i responsabili? (Carlo Cerofolini)

Premesso che ogni sottrazione di verità è sottrazione di libertà (S. Giovanni Paolo II dixit), se non erro, mi risulterebbe che quando si parla di genocidi come quello degli Armeni, dei massacri a danno dei cristiani e pure delle foibe, di solito, in ossequio al politicamente corretto (sic), ci si guarda bene dall’indicare chiaramente di chi è la responsabilità di questi crimini contro l’umanità. Perché?

 
12/04/2015 - Resurrezione (Roberto Graziotto)

Comunque anche nella predica odierna il centro dell'intervento del Santo Padre è uguale al discorso che cito nel mio articolo. Il superamento della morte attraverso la morte di Cristo e la Sua Risurrezione: "I Santi ci insegnano che il mondo si cambia a partire dalla conversione del proprio cuore, e questo avviene grazie alla misericordia di Dio. Per questo, sia davanti ai miei peccati sia davanti alle grandi tragedie del mondo, «la coscienza si turberà, ma non ne sarà scossa perché mi ricorderò delle ferite del Signore. Infatti “è stato trafitto per i nostri delitti” (Is53,5). Che cosa vi è di tanto mortale che non possa essere disciolto dalla morte di Cristo?» (ibid.)."

 
12/04/2015 - Genocidio (Roberto Graziotto)

Nella predica di oggi il papa nel saluto nella SANTA MESSA PER I FEDELI DI RITO ARMENO nella Basilica Vaticana usa nei confronti dei cristiani e di uomini atrocemente uccisi, la parola "sorta di genocidio": "Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: “A me che importa?”; «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9; Omelia a Redipuglia, 13 settembre 2014)." Poi la usa nella citazione di GP II: "La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come «il primo genocidio del XX secolo» (Giovanni Paolo II e Karekin II, Dichiarazione comune, Etchmiadzin, 27 settembre 2001)."