BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MARIO LUZI/ La poesia può tornare a "conoscere per ardore"?

Pubblicazione:

Mario Luzi (1914-2005) (Immagine dal web)  Mario Luzi (1914-2005) (Immagine dal web)

Con buona pace dei suoi epigoni, il Novecento è finalmente morto, e occorre incominciare a rileggerlo in prospettiva storica. 

Anche in poesia, la benjaminiana "scena di sfondamenti in cui qualcosa al di là del poeta irrompe", si avverte come un segno dei tempi l'interruzione di una riflessione sulla portata spirituale della parola.

Lungo le varie stazioni del suo "viaggio terrestre e celeste", Mario Luzi (1914-2005) si è mosso sempre, e sempre con maggior vigore con l'andare degli anni, in consapevole antagonismo contro ogni visione a basso coefficiente energetico del mandato poetico. Il suo vasto e articolato percorso creativo si è snodato per un intero settantennio, dai primi anni Trenta del XX secolo ai primi anni del nostro, e nel suo insieme ha dato corpo a un'opera che per qualità stilistica e forza di visione intellettuale ha pochissimi pari nell'intero alveo della poesia europea. Fra le altre cose, il suo viaggio nelle dimensioni profonde di una realtà "superinseguita" tramite le "vicissitudini" di una coscienza interrogante votata alla "conoscenza per ardore", ci racconta di una mite ma inflessibile resistenza contro le sirene del disincanto. 

Riconoscersi nella pratica di questa resistenza è il cuore della nostra intenzione. "Per il dopo, per il principio" è un incontro in due giornate che prendendo spunto dalla figura e dall'opera tarda di Luzi (quella che dal Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, del 1994, porta alle Poesie ultime e ritrovate del 2014) ha l'ambizione di offrire l'occasione per un ripensamento condiviso, a più voci, dell'idea del fare-poesia, oggi, oltre il disorientamento e le derive nichilistiche che segnano tanta parte del nostro paesaggio letterario e culturale. 

Se è vero, come ha scritto Kafka, che più terribile del canto delle sirene è il loro silenzio, è pur vero che alcune sirene sarebbe bello potessero tacere… quando la battaglia in corso, non nuova, se letta in termini essenziali, è sempre quella, inossidabile per saecula saeculorum, che oppone civiltà e barbarie. Anche nella prospettiva, in apparenza sempre più marginale, del microcosmo della società dei poeti. Quando lo scontro non è mai di una civiltà contro un'altra civiltà. Ma di ciò che è civile contro ciò che è barbaro. E questo, beninteso, a ogni livello: intrapsichico, sociale, politico, religioso, e anche poetico, appunto… 

In quest'epoca dell'inconsistenza e delle passioni tristi, la perdita di una funzione forte della poesia e della letteratura corrisponde al depotenziamento di quella tensione morale che fa (che ha sempre fatto) del gesto poetico un veicolo di umanizzazione, oltre che di piacere estetico. 

Il "motore" del meeting di Genova sta soprattutto nel pensiero — e nell'urgenza di un fare che sia sperabilmente alla sua altezza, poiché la poesia (e l'arte in generale) è un linguaggio che non può essere espresso con altri termini — che la poesia (italiana) abbia bisogno di un rinnovamento nella sua sostanza, e non soltanto nel giro modaiolo delle poetiche. 



  PAG. SUCC. >