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LETTURE/ Lozano, la bellezza come compagna necessaria del vivere

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Pieter Bruegel, I cacciatori nella neve (1565) (Immagine dal web)  Pieter Bruegel, I cacciatori nella neve (1565) (Immagine dal web)

Il bambino può guardare il mendicante perché "capisce la sua condizione di 'sventurato' o 'disgraziato', nella forte accezione di Simone Weil". E proprio da bambino, Lozano imparò che il mendicante può provocare un incontro decisivo, poiché la sua povertà rivela qualcosa che può stare all'altezza della filosofia più eccelsa: "l'incontro con un mendicante" può essere "incontro con Platone". Ma lo sguardo del bambino, e proprio queste pagine lo testimoniano, può essere rinnovato a ogni età, anche a ottant'anni.

Il terzo ritratto che vogliamo evidenziare appartiene alle solitudini, e descrive una nevicata dell'inizio del 2006. Insolita nevicata, nella sua abbondanza, nel suo spessore di venti centimetri ("da queste parti è una cosa assai rara"). Proprio per questo, "è tanta la gioia che infonde". S'introduce furtivamente un passero, dentro la casa al riparo dalla neve e del freddo; il che fa pensare alla brevità e gratuità della vita. Lozano rievoca l'atmosfera di silenzio del quadro di Bruegel Cacciatori nella neve, "con quegli inquieti segugi rossi e tutto il silenzio del quadro che è proprio quello di un giorno di neve". Il mosaico si completa con la passeggiata dello scrittore sul manto di neve: "Durante la passeggiata mattutina per la montagna nevicata, non c'è nemmeno un'orma, tutto è come un gran lenzuolo di un bianco reso azzurrognolo da un tenue indaco. Il sole è ancora basso e acceca lo sguardo, ma vi è un silenzio come se non fosse stato ancora creato il mondo". La nevicata è un invito a portare lo sguardo a passeggio in una realtà sorpresa in un suo nuovo risveglio.

Saggi e candidi occhi sono quelli di Lozano nei Quaderni. Occhi su un mondo che si rinnova, che riappare come fosse appena inaugurato. Qualcuno, infatti, lo restituisce ogni giorno nel suo biancore, nonostante i fiumi di sangue della storia. E ha ragione J.A. González Sainz, nelle sue postille in calce al volume: "Tante lezioni e silenziose parole d'ordine possono venir fuori dalla lettura dei quaderni di Jiménez Lozano. Una per esempio: mantenersi  leali ai fatti e alle cose, mantenere gli occhi puliti e tranquilli per scrutare l'impostura e per scoprire la bellezza e la bontà intorno a noi". 

(trad. di Graziella Fantini)




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