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ISIS/ Kepel: è il nuovo '68 che piace ai figli del Nulla (europeo)

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Non abbiamo mai assistito a questo fenomeno: dei 6mila europei circa partiti per la Siria e l'Iraq, tra un quarto e un terzo sono giovani convertiti, non ragazzi usciti dalle borgate di periferia o dagli strati poveri della società. C'è proprio una domanda di senso, la ricerca di un contro-modello. Si tratta di un soggetto nuovo, ma il poco che sappiamo della situazione di questi ragazzi, anche giovanissimi, è che nella maggioranza dei casi l'ambiente familiare era in crisi, il padre assente per esempio. Sono in un certo modo il risultato della società contemporanea, nella quale non ci sono più valori di riferimento fissi. La globalizzazione può essere meravigliosa per chi ha la possibilità di viaggiare, per chi fa parte della classe medio-alta. Ma tra quelli che sono "dimenticati" in basso, si colgono due tendenze: la crescita da un lato di gruppi islamisti contro la società e dall'altro di movimenti di estrema destra, come ad esempio in Francia il Front National. 

Quindi una mancanza di senso, di valori forti di riferimento. Da alcune statistiche emerge che una buona percentuale delle famiglie di chi parte per il jihad si dichiara atea. Quindi il religioso sembrerebbe "espulso"…
Sì, sono atee molte famiglie. Come ci sono anche molti giovani jihadisti convertiti dal cristianesimo e dall'ebraismo, cosa stranissima. Isis fa parte del vocabolario di questa terza generazione di jihadismo, ma credo che forse domani o dopo vedremo qualcosa di ancora differente. 

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L'articolo è un'anticipazione della newsletter della Fondazione Internazionale Oasis che viene diffusa oggi. www.oasiscenter.eu/it



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