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25 APRILE/ Non per il potere, ma per Dio. La Resistenza di Aldo Gastaldi "Bisagno"

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Immagine da www.bisagnofilm.com  Immagine da www.bisagnofilm.com

Prima dell'8 settembre era a Chiavari come sottotenente del genio e già allora si distingueva per avere a cuore i suoi soldati. Poi, quando si trattò di scegliere, non ebbe esitazione di sorta e volle subito passare all'azione. Sempre in modo razionale però, mai mandando allo sbando gli uomini, che per lui venivano prima di tutto, perché il suo senso di responsabilità verso la patria cominciava dagli uomini e dalle famiglie che gli stavano accanto. Quando il giorno dell'armistizio seppe che stavano arrivando i tedeschi, a quelli del suo plotone fece nascondere le armi e fino all'ultimo tenne i gradi addosso, in modo da essere individuato subito come ultimo responsabile e pagare per primo. Il suo stile era questo, darsi per primo, essere d'esempio. Cominciò con 7-8 uomini, fu sempre contrario a fare arruolamenti in massa, "non voglio carne da cannone" diceva, ma uomini consapevoli, addestrati. La sua fama e quella della "Cichero" si diffusero subito… un commissario politico comunista, Giovanni Serbandini ("Bini"), uno dei primi con cui Bisagno entrò in contatto, racconta che fu stupito da quel giovane, preoccupato di non arrivare troppo tardi mentre tutti gli altri militari contattati per fare una resistenza si erano mostrati attendisti, temporeggiatori.

Poi però Aldo Gastaldi cominciò a diventare un personaggio scomodo. Come accadde?
Nel settembre del '44, quando la Germania nazista entrò in palese difficoltà e si capì che anche in Italia Mussolini aveva i mesi contati, i partiti del Cln cominciarono a porsi il problema di come spartirsi il potere il giorno della liberazione, dividersi le forze, le operazioni, i successi e le sconfitte, gli stessi nomi dei partigiani. Questo a Bisagno non piaceva, e lui cominciò a non piacere ai comandi. Lo si vede bene nella corrispondenza di quel periodo tra il partigiano Marzo e i vertici locali del Partito comunista.

Cosa non andava giù a Gastaldi?
Fin dall'inizio della Resistenza si era opposto alla politicizzazione delle formazioni partigiane. Per lui non era quello il momento. Prima di dare il mio nome a un partito, diceva, devo non solo conoscere il suo programma e quello degli altri partiti, ma vederli anche all'opera.

Si arrivò anche allo scontro, è così?
Gradualmente, sì. Il Cln di Genova decise di dare il comando della VI zona operativa (l'entroterra di Genova fino all'Emilia) a uno sloveno, Anton Ukmar, nome di battaglia Miro, un rivoluzionario comunista di professione, funzionario del Comintern. Tutti gli altri membri del Comando di zona erano comunisti, l'unico a non esserlo era Gastaldi, al quale veniva dato il ruolo di vicecomandante. Ma Bisagno non si sentiva a suo agio come vicecomandante di zona, a quel ruolo preferiva il comando della divisione Cichero, un ruolo reale, che gli consentiva di essere vicino agli uomini, di partecipare alle azioni insieme a loro. 

E poi come andò? 



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