BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MONTALE/ Sperare che la bellezza irrompa nella bufera della vita

Pubblicazione:

Roberto Filippetti a Brescia (Foto Mese Letterario)  Roberto Filippetti a Brescia (Foto Mese Letterario)

Montale parla di lei in Le occasioni (1939), a lei dedicate, e anche ne La bufera e altro. "La bufera è la bufera e altro è lei, è soprattutto lei — dice Filippetti —. Altro è la sua bellezza che irrompe nella bufera della vita". Il bagliore di speranza che si intravede oltre il "muro" e la "muraglia" è Irma: "Iride (poesia del 1944) torna a noi come continuatrice e simbolo dell'eterno sacrificio cristiano" scriveva Montale. E' lei "il Volto insanguinato sul sudario", è sua "l'opera che ha il volto e la forma di Cristo", "perché l'opera Sua (che nella tua Si trasforma) dev'essere continuata".

Da dove deriva il nome che Montale ha scelto per la sua Beatrice? "Per i greci Iride è la messaggera degli Dei, per gli ebrei è l'arcobaleno dopo il diluvio, per me, studioso di Giotto — sono sempre parole di Filippetti — è la mandorla che incornicia il Cristo Pantokrator del Giudizio Universale della cappella degli Scrovegni". Qui il 25 marzo, all'alba di ogni anno, entra la luce che colpendo l'abside va a riverberarsi sui tre specchi incastonati nell'aureola illuminando il volto di Cristo. "La luce viene da Oriente, la vita ha un orientamento" ricorda il critico. La bussola, il faro, per Montale è lei, Irma, Iride, Clizia: "La mia cristofora", "senza Clizia la mia vita non avrebbe avuto alcun senso, alcuna direzione" sottolineava il poeta. La figura di Irma si staglia sullo sfondo di un'esistenza cupa, illuminando il buio di una notte senza stelle. 

In Satura (1971), Montale scrive: "E ora, che ne sarà del mio viaggio? Troppo accuratamente l'ho studiato senza sapere nulla. Un imprevisto è la sola speranza…". L'imprevisto è l'apertura al Mistero, è di nuovo un incontro, un nuovo volto che entra nella vita del poeta. Si tratta della pittrice ventisettenne Annalisa Cima, ultima Musa di Montale, conosciuta quando lui aveva 72 anni. Nel tempo, fra il vecchio poeta e la giovane artista s'instaurerà una tenera amicizia. A lei affiderà i suoi ultimi versi, prima di spirare recitando il Padre Nostro, in latino: "Il clou non è quaggiù — tu dici — è il prosieguo, l'eterno, v'è metamorfosi non metempsicosi. Ratio ultima rerum… id est deus. E fu così che il tuo parlare timoroso e ardente, mi rese in breve da ateo credente".

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.