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STORIA/ Quando i centurioni romani annunciavano il vangelo

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Paolo "Veronese" (1528-1588), Cristo e il centurione (Immagine dal web)  Paolo "Veronese" (1528-1588), Cristo e il centurione (Immagine dal web)

Non si tratta qui di scribi e farisei ma degli anziani, che si fanno subito interpreti della richiesta del centurione e per di più lo sostengono nella sua richiesta, affermando che era un uomo giusto. Egli infatti era degno di ricevere la grazia richiesta, aggiunge Luca, per l'amicizia dimostrata verso la popolazione («Perché ama il nostro popolo») e per aver fatto costruire la sinagoga («Egli ciha fatto costruire la sinagoga»). 

Ci troviamo di fronte ad un comportamento imprevisto. L'autorità militare rappresentata in loco dal centurione (sottoposto all'autorità superiore ma anche libero di prendere iniziative, per giunta di carattere religioso e non temporaneo) non ostacola il culto giudaico ma anzi lo rispetta e lo incoraggia. Ne discendono alcune considerazioni. La prima è la benevolenza, forse non del tutto disinteressata, verso la popolazione; ma certamente aver edificato una sinagoga non è un dono da poco; forse si tratta, addirittura, di un gesto evergetico, cioè un atto di beneficenza, non sappiamo se del centurione in prima persona o dell'amministrazione provinciale per disposizione dell'imperatore. Un gesto evergetico si deve solitamente a qualche illustre e ricco cittadino che vuole lasciare ricordo di sé. Dobbiamo anche presumere che la scelta del centurione per rappresentare l'autorità imperiale sia stata condivisa da chi ne aveva avuto il potere. 

L'episodio si svolge al tempo dell'imperatore Tiberio, successore di Augusto (14-37),  probabilmente intorno al 30-31. Diversamente dall'opinione spesso corrente non tutti i Romani erano cinici e non tutti i soldati erano soldataglia. L'atteggiamento del centurione può far presumere che egli stesso fosse favorevole al Giudaismo e vi avesse trovato un'alternativa agli dei di Roma, un pantheon che ormai non  convinceva più nessuno ma che era servito a tenere unito per molti secoli il dominio romano. Dall'Oriente provenivano nuovi culti, spesso banali e cruenti, che venivano "importati" a Roma da soldati, commercianti e altri viaggiatori. Le truppe ausiliarie, che costituivano una parte assai consistente delle forze armate romane, provenivano dalle provincie: Gallia, Britannia, Spagna per citare le più romanizzate, e tutte portavano con sé tradizioni e forme di culto diverse fra loro. Naturalmente la più seria, dispensatrice di speranza soprattutto per chi rischiava la vita sotto le armi, era quella giudaica, della quale la religione cristiana era considerata, inizialmente, una "costola", una setta.

C'è inoltre da considerare che sia dal comportamento del centurione sia da quello della popolazione dove egli svolgeva il servizio militare, l'adesione alla fede cristiana non doveva incontrare ostilità. Questo conferma quanto conosciamo dalle fonti: Tertulliano (Apologetico V 1) menziona il contenuto di un senatoconsulto (provvedimento emesso dal Senato), risalente all'anno 35, necessario per autorizzare l'ingresso di nuove divinità nel culto ufficiale: «presso di voi [Romani e pagani] se un dio non sarà gradito all'uomo, non sarà dio; è l'uomo, dunque, che dovrà essere propizio verso dio» e aggiunge (V 2): «Perciò Tiberio, al tempo del quale il nome cristiano apparve nel mondo, ricevute informazioni dalla Siria Palestina che rivelavano colà l'esistenza di questa divinità, portò la cosa al senato dando per primo il suo voto favorevole. Il senato… respinse la richiesta imperiale. Cesare restò del suo parere, minacciando di pena quanti avessero accusato i cristiani». 



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