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STORIA/ Quando i centurioni romani annunciavano il vangelo

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Paolo "Veronese" (1528-1588), Cristo e il centurione (Immagine dal web)  Paolo "Veronese" (1528-1588), Cristo e il centurione (Immagine dal web)

Possiamo dedurre che fino alla morte di Tiberio (nell'anno 37) e grazie a lui il Cristianesimo poté svilupparsi liberamente, come altre religioni riconosciute dallo Stato romano, finché non venne imposto l'obbligo di prestare culto all'imperatore.

La notizia di Tertulliano sulla disposizione favorevole di Tiberio verso il Cristianesimo (ormai distinto dal Giudaismo) trova una conferma nel rispetto e nella libertà del culto testimoniata dall'episodio del centurione. E' probabile che l'approvazione del senatoconsulto del 35 avrebbe risparmiato le persecuzioni dei cristiani, che si conclusero definitivamente nel 313 con l'editto di Milano. 

Un altro centurione, di nome Cornelio, è un nuovo esempio di pietas. Luca (At 10, 1 sgg.) ricorda che il suo nome era Cornelio e militava nella coorte italica. Il nome Cornelio si diffuse al tempo di Silla. Nell'82 a.C., dopo aver eliminato i suoi avversari, Silla ne liberò i servi; questi, divenuti liberti, assunsero, come avveniva in casi del genere, il gentilizio di chi li aveva liberati: Cornelio Silla, appunto. Si calcola che i nuovi liberti non fossero meno di diecimila. Con tutta probabilità il centurione Cornelio discendeva da uno di questi liberti, affrancati quattro o cinque generazioni prima. 

Il reparto di appartenenza — la coorte Italica — era costituita probabilmente da cittadini romani; i centurioni che ne avevano il comando erano sicuramente di provenienza italica. Si ha notizia della presenza di una cohors II Italica civium Romanorum che potrebbe essere stata distaccata, nel decennio seguente alla morte di Gesù, nel territorio di Cesarea di Palestina dove dimorava il centurione Cornelio. 

Dagli Atti emergono altre circostanze interessanti

Cornelio con le sue preghiere e le sue elemosine, da uomo giusto e timorato di Dio, anch'egli «stimato presso tutto il popolo dei Giudei», riceve mandato di chiamare Pietro da Ioppe (Haifa) per «sapere da lui delle cose». Per l'occasione Cornelio convoca nella sua casa i parenti più stretti e gli amici intimi. Ancora una volta è un ufficiale romano il prescelto da Dio per svolgere una catechesi dei cui contenuti Pietro è stato testimone diretto. E' l'inizio della storia del Cristianesimo, divulgato oralmente dagli Apostoli per essere diffuso prima di essere finalmente messo per iscritto. Ed è verosimile che la casa del centurione, italico e forse addirittura romano, scelto tramite di Dio per annunziare la buona novella, sia una delle prime domus ecclesiae. Sono questi infatti gli anni in cui i credenti si raccolgono in dimore private per celebrare l'Eucarestia e pregare comunitariamente. Esempi non mancano anche nelle Lettere paoline: la domus di Aquila e Priscilla (Rm 16, 5; I Cor 16, 19), la domus di Narcisso (Rm 16, 11) ed altre (I Cor 16, 15). Nel caso nostro ci troviamo in uno di questi luoghi, che appartiene ad un centurione. Questa circostanza è significativa sotto diversi punti di vista: non ci saremmo aspettati che la prima diffusione evangelica vedesse come protagonisti soldati romani. Altrettanto significativo è il richiamo a Cornelio perché solleciti Pietro a recarsi presso di lui, rispondendo così alla sua preghiera affinché sia illuminato dalla parola di Dio. 



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