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LETTURE/ Euripide e quel "miracolo" che il dio può sempre donare agli uomini

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C'è un altro personaggio doloroso nella tragedia: la maggiore delle figlie, Macaria, che si offre in sacrificio per la salvezza dei fratelli. Il suo slancio di eroina poggia sull'amarezza di una vita senza sbocchi, e su un'idea di morte in cui non solo per il padre ma per lei e per tutti l'annientamento è il destino migliore, a fronte di una vaga ipotesi di aldilà: "sarebbe assai meglio che non ci fosse nulla! perché se noi mortali destinati a morire avremo angosce anche laggiù, non so dove ci si potrà rivolgere"

Ma Euripide, allievo dei sofisti e sempre diviso fra razionalismo scettico e desiderio di credere nel divino, sceglie straordinariamente di introdurre in questa tragedia il miracolo. E' la fede semplice di Iolao a provocarlo: deciso a partecipare all'imminente battaglia nonostante la vecchiaia, ottiene di ringiovanire per un giorno per poter combattere con Euristeo. Così racconta il messaggero ad Alcmena: "Nello scorgere il carro di Euristeo, Iolao pregò Ebe — la dea della giovinezza — e Zeus: di ritornare giovane per un giorno solo e trarre vendetta sui suoi nemici. Ora puoi udire un miracolo: sui gioghi dei cavalli si posero due stelle e nascosero il carro con una fitta nube: erano tuo figlio ed Ebe, così dicono i più saggi. E uscendo  da quella fosca nube Iolao mostrò un aspetto giovanile nelle membra rinnovate".

Non è solo la vittoria su Euristeo, la salvezza per sé e per i nipoti, a rallegrare Alcmena. Il miracolo le testimonia che Zeus non l'ha abbandonata, e che realmente Eracle è vivo ed è in cielo: "O Zeus, tardi hai guardato ai miei mali, ma ti ringrazio per ciò che è avvenuto. Ora so con chiarezza, mentre prima non lo credevo, che mio figlio vive in mezzo agli dèi".

E' compito del Coro di anziani ateniesi, finora soltanto spettatori della vicenda, seppure solleciti e affettuosi, commentare l'accaduto come monito per la città e per tutti gli uomini a cogliere i segni degli dèi: "O città, la strada che percorri è giusta, e occorre che tu mai ti allontani dal venerare gli dèi. Chi non la pensa così dinanzi a fatti simili e tanto evidenti, è vicino alla follia. Infatti dio offre un segno, ma fa deviare la mente degli empi. O vecchia, rifuggo dal prestare ascolto al racconto, secondo cui tuo figlio sarebbe sceso nell'Ade, una volta  ucciso nel corpo dalle terribili vampe del fuoco. Tuo figlio è salito al cielo".



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