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LETTURE/ La poesia è una preghiera laica?

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O ancora più esplicitamente nel Novecento il caso di Celan, che con la lingua del salmo si rivolge a un Dio assente dicendo "noi t'invochiamo Nessuno". 

La poesia non è mistica, poiché la mistica, o la fede nelle meravigliose e progressive sorti dell'umanità, come ogni idea di un'elevazione del sé verso un orizzonte di perfezionamento, afferiscono alla psiche del poeta, e difficilmente possono essere culturalmente apprese ed interiorizzate. Ma avendo, appunto, a che fare con la forza creatrice della parola, la poesia è — nell'ambito della tradizione letteraria — il modello privilegiato per la riflessione dell'uomo intorno a se stesso e alla possibilità della trascendenza.

Certo a negare questi modelli intervengono le avanguardie con la loro forza iconoclasta e distruttiva e hanno una ragione storica: ci dicono che la poesia è puro gioco formale, al più strumento ideologico. Esistono gli strutturalismi che vogliono una forma auto-riferita e auto-finalizzata, esistono le ghigliottine, e i torturatori, e alcuni che distruggono le vestigia di un meraviglioso passato in nome del progetto progressivo di un dio.

Poi ci sono i custodi del senso, i continuatori, coloro che si appropriano della grande tradizione e su quelle vestigia innestano il senso di una rinnovata riflessione; postulano un'idea di bellezza, mutata dal passato, proiettata nel futuro che, mondata da dottrine storiciste, può essere moralmente orientata.

Essi vivono nel nostro tempo mediatico come esicasti, si costruiscono deserti virtuali e si esercitano nel chiuso delle loro stanze, nello studio delle loro fonti, nella pratica delle loro abluzioni mentali. E cercano quel tempo che è proprio della mistica come della grande poesia, un tempo incondizionato, dove l'umano risplende nella sua pienezza. Tale tempo, che acuisce i sensi, è il tempo della mistica e della grande poesia, esse hanno comune metronomo. 

La grande poesia ha una perfetta coincidenza di pregevolezza formale e densità di significato. Parla di qualcosa che è universale e vicino al cuore degli uomini di tutti i tempi e serve a riportarli al loro stato incorrotto. Così la poesia pur non essendo mistica, compie lo stesso percorso. Questo ad onta delle antologie e delle mode perché la grande poesia è poesia del futuro, è una superstite e come tale difficilmente viene compresa dai contemporanei/sti.


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Il testo è la lettura svolta dall'autrice a Genova, in occasione del convegno "Per il dopo, per il principio".



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