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PASQUA 2015/ Leonardo: la solitudine del Signore, il denaro di Giuda

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Leonardo da Vinci, Ultima Cena, particolare (Immagine dal web)  Leonardo da Vinci, Ultima Cena, particolare (Immagine dal web)

In genere le rappresentazioni dell'Ultima Cena privilegiavano il momento successivo, quello in cui Giovanni appoggia la testa sul petto di Gesù e arriva la rivelazione sul nome del traditore. È paradossalmente un momento in cui agli apostoli vengono restituite delle certezze, per quanto drammatiche siano. 

Invece con Leonardo sono ancora tutti in gioco e il gesticolare di ciascuno lascia trapelare la concitazione e la paura che trapassa quell'istante. È l'istante in cui Pietro, il primo degli apostoli, s'avvicina a Giovanni, che è il più amato, e gli suggerisce di chiedere a Gesù di rivelare il nome. La solitudine del Signore al centro accentua questa sensazione che tutti siano in qualche modo coinvolti nell'annuncio fatto dal Signore. La gestualità diventa centrale nella costruzione della scena: le 130 dita, analizzate in un celebre saggio di André Chastel, sono come il sismografo del dramma. Sono proprio le mani a costruire la catena parlante di questo capolavoro; una catena che lega gli undici e che significativamente taglia fuori proprio Giuda, il quale si sporge in avanti sul tavolo e in sostanza si autoesclude. Ma anche Giuda ha avuto un regalo dal restauro di Pinin Brambilla. Gli è stato restituito quel manto stupendo che dal turchese dell'azzurrite sfuma in toni chiari e scuri. E gli è stata restituita anche la sacca dei soldi che stringe nella mano e che era stata cancellata dai vecchi restauri.



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