BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Sciascia e Majorana, sciarada o "mistero"?

Pubblicazione:

Leonardo Sciascia (1921-1989) (Immagine dal web)  Leonardo Sciascia (1921-1989) (Immagine dal web)

Il meno che si possa dire è che questa curiosità non è abbastanza curiosa: si ferma alla superficie, rifiutando di applicarsi ulteriormente, e proprio per questo è pronta alla distrazione, non appena un nuovo clamore si faccia strada. Il gusto delle sciarade non è ancora la percezione del mistero. Tentava invece il colpo di sonda Leonardo Sciascia, quando scriveva, e nel 1975 pubblicava, La scomparsa di Majorana, uno dei suoi libri più inquietanti, affacciato su un abisso interiore, su un dramma morale vertiginoso. 

Sì, in un primo momento c'era stata, magari, la seduzione di un rebus; sulla scia delle ricerche di Erasmo Recami, nei primi anni Settanta già alle prese con la sconcertante vicissitudine dello scienziato scomparso. Ma Sciascia si era deciso a scrivere dopo un dibattito alla televisione svizzera, dibattito relativo non già a Majorana, bensì alla seconda guerra mondiale. Ne avevano discusso, insieme a Sciascia, Alberto Moravia ed Emilio Segrè. Ed era rimasto sereno, l'eminente fisico Segrè (a suo tempo, uno dei ragazzi di via Panisperna) alla proiezione di un filmato sull'esplosione della prima bomba atomica. Una serenità, una «coscienza tranquilla» davvero sorprendenti per Sciascia; improvvisamente memore, per contrasto, dell'oscuro tormento di Majorana, il giovane prodigioso, geniale, impareggiabile, eppure alle prese con uno spavento segreto, non dominato, non vinto, se non con quel brusco congedo. Cosa implicava la sua scelta a livello morale, sul piano delle responsabilità che l'uomo di scienza è chiamato ad assumersi, che ogni uomo, in qualche modo, deve fronteggiare, anche se risponde molte volte con la distrazione e l'omissione, la trascuratezza e l'inerzia?

Su Majorana, sulla sua rinunzia agli affetti, alle consuetudini, a una carriera sicuramente strepitosa, il libro di Sciascia ha le idee abbastanza chiare. Certo, è libro difficilmente classificabile. Un romanzo? Magari misto di storia e di invenzione? È disponibile alla critica — intendiamo dire, alla critica cordiale con lo scrittore di Racalmuto — una linea prudente: attorno a un'opera esposta, innalzare un argine protettivo, a robusta salvaguardia contro i rischi in agguato. La letteratura, si può osservare, verte non su ciò che empiricamente accade, ma su ciò che può accadere; lascia il piano della contingenza casuale per assestarsi su quello, ben più nobile, di un'incontaminata razionalità; e volentieri si congeda dal reale nella propria tensione all'ideale. 

Se dunque la ricostruzione di Sciascia è opinabile, se è soggetta a smentite — nessuno può escludere che una diversa verità sullo scienziato catanese alla fine si imponga, e in maniera schiacciante — ebbene, non riesce precario il valore di un'altissima operazione letteraria, in gioco qui non è l'essere, bensì il dover essere, non l'uomo Majorana, bensì il personaggio Majorana, e il secondo è libero da obblighi verso il primo. Non è col suo alter ego biografico che bisogna paragonare un profilo del genere, semmai con i suoi effettivi sodali, insomma con i personaggi letterari, altrettanti eroi di un mondo di carta… Apologia giudiziosa, ci si sente al sicuro. Eppure, non dimentichiamolo, Sciascia si era precisamente voluto esporre. Curvo sui dati, intento a soppesare le prove documentarie, nutriva l'ambizione di far luce sull'accaduto; rischiando. Quando assicura «nulla di romanzesco», allontana una ciambella di salvataggio.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >