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LETTURE/ Sciascia e Majorana, sciarada o "mistero"?

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Leonardo Sciascia (1921-1989) (Immagine dal web)  Leonardo Sciascia (1921-1989) (Immagine dal web)

Ancora una volta, il rinvio ce lo indica Sciascia. Ma anche altro, ci indica, quando descrive il cimitero del convento, terra rossastra, tumuli come coperchi di sarcofagi, «una croce di legno nero su ogni tumulo», naturalmente senza indicazione alcuna di nomi. «Una inviolabile pace è tra quelle croci nere. Ci sentiamo in pace anche noi». La contraddizione (la cospirazione) non si può estirpare dalla storia, ma nemmeno si può estirpare la croce, che non elimina il dissesto, anzi è impensabile senza il dissesto, la catastrofe, la morte, la dissoluzione, eppure apre da lì una prospettiva ulteriore. Non per caso, al cospetto delle croci, del loro nero, si stabilisce una pace che nessuna bruttura della storia, nessuna sua atroce possibilità è in grado di sconvolgere. La religio di Sciascia tocca qui un esito impressionante. Senza smarrire, nemmeno per un momento, un tenace pudore; riservata e schiva, come la parola del padre certosino che accompagna la visita al convento, ora rispondendo ai quesiti, ora apparentemente eludendoli: «Allarga le braccia, leggermente sorride».



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