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LETTURE/ E' morto il Marx utopico, ma ce n'è un altro che ci "attende"

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Il muro di Berlino, simbolo dei due Blocchi (Infophoto)  Il muro di Berlino, simbolo dei due Blocchi (Infophoto)

C'è del "comune" in questo altro, fosse anche solo il comune grembo in cui si incontrano delle differenze irriducibili, addirittura del "comunismo" si azzarda a dire Derrida, nel senso di un diverso modo di relazionarsi alla vita, di viverla e morirla, che non può presentificarsi che nella forma spettrale e messianica di un a-venire senza condizioni. Dunque non un ideale politico che si tratterebbe di realizzare nel futuro, bensì appunto la frequentazione con uno spettro che già da sempre ci abita e ci visita e di cui ogni potere (economico, politico, culturale, religioso) ha sempre avuto il terrore e che ha sempre cercato di esorcizzare, perché fa tutt'uno con ciò che il dominio, per sua natura, esclude per potersi instaurare come tale: l'indecidibilità, la singolarità, l'evento. Una politica all'altezza dell'oggi, dice Derrida, dovrebbe disporsi a pensare e praticare il legame che, lungi dall'esorcizzare lo scarto e lo smacco di cui è intessuta la vita, li accoglie come margini di ciò che ci rende autenticamente liberi. 

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L'articolo anticipa la relazione dell'autore in occasione dell'incontro "Spettri di Marx", quarto appuntamento (10 aprile) di un ciclo di cinque letture organizzate da Prologos. Il ciclo ha per titolo "Derrida lettore dei filosofi. L'evento del testo". Dettagli e date su www.prologos.it



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