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LETTURE/ Quando "libertà" (religiosa) non vuol dire più nulla

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine d'archivio)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Immagine d'archivio)

Far poggiare la libertà religiosa — ed il diritto corrispettivo — sulla coscienza implica, dunque una ripresa di quell'eredità antica ma anche fare i conti con la situazione in forza della quale, inversamente, la riduzione della coscienza implica, nel nostro tempo, quella di "legge" e "Stato" ad "apparato anonimo" come anche della vita della società ad un prodotto dello Stato. In essa, eventuali "nuovi diritti" rivendicati possono essere svuotati di vita cosciente, dunque privi del loro proprio soggetto giuridico: il diritto alla libertà religiosa può correre più gravemente — oggi — un tale rischio. 

(1 — continua)



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