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LETTURE/ "Così Dante è venuto a cercarci"

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Eugène Delacroix, La barca di Dante (particolare; 1822) (Immagine dal web)  Eugène Delacroix, La barca di Dante (particolare; 1822) (Immagine dal web)

La prospettiva è affascinante e finora stiamo raccogliendo, nel corso delle varie lezioni, ottimi frutti — spesso al di là delle nostre stesse aspettative — che offrono, ancora oggi, spunti realisticamente innovativi, rispetto anche ai passi più noti e studiati della Commedia. E' importante ricordare che la sussistenza di quest'iniziativa nel corso degli anni non è mai risultata scontata e mai è stata portata avanti sulla base di un automatismo: gli aspetti che ne permettono ancora oggi, non la sopravvivenza, bensì un continuo rinvigorimento, sono molteplici. 

Senz'altro varie e numerose, nella nostra Università, sono le iniziative culturali, tuttavia per noi l'adesione a Esperimenti danteschi è risultata una scelta pressoché obbligata: Dante per noi è stato, e continua ad essere, qualcuno in cui ti imbatti in modo così decisivo da non poter restar indifferente, è uno che entra a un certo punto nella vita, quasi sia venuto a cercarti. Certamente frequentando la facoltà di Lettere non è difficile che questo accada, ma la potenza con cui Dante ci si è imposto è stata davvero impressionante, perché è una dinamica, un incontro sperimentato da noi tutti, in tempi e modalità diversi, ma è accaduto e ogni volta riaccade: quando meno te lo si aspetti, quando magari stavi cercando altro e ti stavi girando da un'altra parte, lui all'ultimo si mette davanti, e tu intravedi una verità tale, per te, per la vita, che non puoi far altro che seguirlo. Dante è questo. Puoi scegliere di vivere da pusillanime, come le anime del canto III dell'Inferno, come il Dante della «selva», o da uomo che, di fronte all'umana miseria, attanagliato dalla paura, accetta di far un cammino e di essere guidato. 

Più ci si addentra in questo studio, tanto più ci si inoltra nella profondità della conoscenza di se stessi, del mistero dal quale e per il quale siamo fatti. Tutti. Conoscersi è l'impresa più grande e ardua della vita, richiede un cammino, fatica, come del resto tutte le cose: Dante ci mostra in maniera straordinaria come la vita dell'uomo possa essere vissuta appieno, da uomini veri, senza censurare niente della nostra umanità e non accontentandosi mai; chi legge la Commedia infatti sa che, in ultima istanza, non si rimane mai sazi e, procedendo, le questioni non si esauriscono, ma restano aperte, perché anche di fronte alle risposte o alle spiegazioni che sembra di poter ricavare, non si può rimanere comodamente appagati; il viaggio di Dante non termina dinanzi ad un confine umano, ma solo davanti a Dio, perché per meno di Dio l'uomo non è fatto. Lo stesso Dante lo ricorda al lettore nel canto XXVI dell'Inferno con Ulisse: «Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza». 

Giulia Asselta
Riccardo Delcarro
Mattia Gennari 
www.esperimentidanteschi.it 

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