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LETTURE/ "Così Dante è venuto a cercarci"

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Eugène Delacroix, La barca di Dante (particolare; 1822) (Immagine dal web)  Eugène Delacroix, La barca di Dante (particolare; 1822) (Immagine dal web)

Emmanuel Mounier diceva: «Lavorare, studiare è fare un uomo prima che fare un'opera». Se studiare, come domani lavorare, non è la strada della conoscenza di sé, allora non c'è studio, impegno sociale o iniziativa culturale che regga. Lo scopo fondamentale per cui val la pena studiare per noi oggi Dante, ha come motore principale proprio quell'antico Nosce te ipsum: conosci te stesso, conoscere, cioè quell'abisso di mistero che ognuno di noi è. Dante è l'homo viator, ma ancor di più, l'Everyman di cui parla Singleton, è Ogni Uomo e Qualsiasi Uomo che sia in viaggio nell'avventura suprema per conoscere quel «misterio eterno dell'esser nostro», di cui parlava anche Leopardi. 

Da qui nasce la proposta di quest'anno di Esperimenti danteschi, che affonda, però, le sue radici nel 2004, quando la riforma della didattica universitaria procede ad una drastica riduzione dello studio dei canti della Divina Commedia. Ad un primo sconcerto si contrappone il vivo desiderio di tre studenti amici di mettersi in gioco per coltivare l'ardente passione per il Poema: l'immergersi nella lettura e nello studio dei canti è proporzionale al riacutizzarsi del loro interesse, che contagia molti altri amici, tanto da approdare, l'anno successivo, all'organizzazione di un seminario di incontri. 

Inizia così con l'Inferno il ciclo delle lecturae dantis che ha, sin da subito, risultati inaspettati: aula universitaria piena, professori — provenienti perfino dall'America e dall'Australia — che, affascinati ed incuriositi, chiedono di essere tenuti aggiornati sulla vita dell'associazione, e altri, invece, che non potendo partecipare alla sessione richiesta si prenotano per poter presenziare l'anno successivo. Non per il successo ma per la passione originaria l'iniziativa si ripete gli anni successivi, concludendo in sei anni, per due volte consecutive, la lettura ed il commento dell'intera Commedia

Dal 2011 la fisionomia degli incontri cambia radicalmente: non più lecturae dantis, ma lezioni dal taglio monografico. L'idea sorta quest'anno è nata dalla volontà di alcuni tra noi, amici e compagni di studio, di riprendere in mano dall'inizio la Commedia sulla base dell'interesse comune di ripercorrere l'iter dantesco, dall'inizio, così come Dante lo ha affrontato, così come ce lo ha lasciato, seguendo fedelmente il suo cammino, sin dalla «selva», in una prospettiva nuova, che rende l'iniziativa di quest'anno differente da una qualsivoglia lectura dantis. Affiancati da numerosi saggi critici, e con l'aiuto dei professori interpellati, abbiamo riletto il cammino dantesco nell'ottica di verificare il contributo che i diversi incontri con le anime arrecano alla crescita spirituale di Dante, un Dante personaggio, integralmente umano, che sorprendentemente, nella storia della letteratura, dice "io". 

C'è infatti nella Commedia una novità assoluta: se Omero ha il suo eroe, Ulisse; Virgilio il suo, Enea; anche Dante ha il suo eroe e si chiama Dante. Dunque Dante non ha altro eroe se non se stesso: oltre ad essere soggetto pienamente storico, è contemporaneamente autore e protagonista, come ognuno di noi nella propria vita. 



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