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LETTURE/ Dante di fronte a Paolo e Francesca: si può morire per amore?

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Antonio Canova, Amore e Psiche (1788-93) (Immagine dal web)  Antonio Canova, Amore e Psiche (1788-93) (Immagine dal web)

Nei canti XVI-XVII-XVIII del Purgatorio infatti, al centro esatto della Commedia, Virgilio gli illustrerà come l'amore dell'uomo sia sempre libero di scegliere la propria strada, al di là di qualsiasi circostanza esterna. E alla fine del poema, Dante riconoscerà all'entrata nell'Empireo "il punto che mi vinse", il luogo divino cioè che vince la debolezza delle sue facoltà, chiaramente corrispondente al "punto che ci vinse" dei due amanti, in un venir meno delle umane capacità che però qui, nel Paradiso, significa compimento di esse, e non annullamento, come fu nel caso dei due amanti.

Paolo e Francesca non sono all'Inferno per un eccesso di desiderio, ma per non aver condotto il desiderio verso il suo unico vero fine, per non averlo dispiegato in tutta la sua potenza (intesa in senso filosofico): Dante, al contrario, ha accettato liberamente di essere condotto, dal proprio amore umano per Beatrice, davanti a Dio, fino al compimento di ogni anelito umano, "al fine di tutt'i disii".

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L'articolo è una sintesi dell'intervento fatto dall'autore nell'ambito del recente ciclo di conferenze organizzato dalla Società Dante Alighieri - comitato di Torino in occasione del 750mo anniversario della nascita di Dante.



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