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LETTURE/ Maria, il "segreto" di un'amicizia possibile

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Caravaggio, Madonna dei Pellegrini (1604-06) (Immagine dal web)  Caravaggio, Madonna dei Pellegrini (1604-06) (Immagine dal web)

Due aspetti colpiscono nella lettura di questo libro di Massimo Camisasca, I misteri di Maria. La mia prima esperienza è stata quella di incontrare la persona di Maria, presentata a chi legge come una vera donna. Ella ha vissuto vicende umane paragonabili a quelle che viviamo anche noi. Una donna, perciò, in cui ci possiamo immedesimare. Maria, Giuseppe e gli apostoli — anch'essi presenti nel testo — non sono dei santi lontani nel tempo, e irraggiungibili per la loro vita virtuosa, tanto lontana dalla nostra. Vorrei citare brevemente alcuni esempi tratti dal testo. A pagina 24 l'autore racconta della partenza di Maria per la casa di Elisabetta. "Maria (…) si aggrega probabilmente a una carovana, rassicurando così Giuseppe e i suoi genitori. Ma parte. C'è in lei l'urgenza del dialogo con Elisabetta".

La madre di Dio, come ognuno di noi, era mossa anche dal desiderio di condividere con qualcuno di più grande, una donna più avanti negli anni e piena di esperienza e fede, il fatto inimmaginabile che le stava succedendo. Desiderava condividere ed essere compresa. Oppure a pagina 55, ove è descritto l'inizio della missione di Gesù: "Nei primi tempi della sua missione pubblica Gesù non si allontana dalla Galilea. Tornava anche a Nazareth. Certamente passava dalla sua vecchia casa per incontrare Maria, per raccontarle i primi incontri, i primi discepoli, i primi rifiuti… Gesù, nel tempo della sua missione in Galilea, aveva preso casa a Cafarnao, ma quando tornava a Nazareth portava con sé qualcuno dei suoi. Così, a poco a poco, Maria diventava anche la loro madre". 

Maria, come ogni madre, segue il figlio nelle sue prime uscite da casa, e desidera conoscere i suoi amici, le persone che ha vicino nelle sue giornate. Li accoglie con piacere in casa, approva e custodisce quelle amicizie appena cominciate. Oppure pagina 63, nel capitolo dell'ora della passione del figlio: "…aveva un rispetto supremo verso la persona di suo Figlio. Non solo non voleva frapporsi tra lui e la sua missione, fra lui e la sua obbedienza al Padre, ma neppure voleva accentuare la sua sofferenza con le preoccupazioni dipinte sul suo volto di madre. Voleva essere vicina e distante nello stesso tempo, vicina e non vista. Il Figlio sapeva che lei era lì".

Ho pensato, leggendo questo passo, alle preoccupazioni che ha portato nel cuore mia mamma, dieci anni fa, durante il primo anno dopo la mia partenza per Roma, quando la storia delle Missionarie era ancora tutta nel cuore di Dio, e ai nostri occhi ancora nascosta.

Penso che quello che ci propone il vescovo Massimo sia un modo di leggere il vangelo che dobbiamo imparare. Possiamo anche noi immedesimarci nelle esperienze umane così vicine alle nostre che hanno vissuto duemila anni fa le persone che sono state coinvolte con la vita di Gesù di Nazareth. Questo penso sia il primo dono che questo libro può fare a noi suoi lettori.



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